venerdì 4 aprile 2014

Viola.

Sangue amico sulle mani e ricordi ancora, quando ridevamo insieme?
Ma ora sei steso sul tuo letto, chissà chi sei ormai, e chi eri steso sull'asfalto, nel tuo sangue, quello che io, Romeo, porto sulle nocche, ancora e ancora, e quante altre volte ancora dovrò versarne, mio, tuo, sporco velenoso sangue, per impedirti di farci del male?
I lampioni illuminano quel che rimane tra casa mia e la vergogna, la loro luce arancione si insinua tra le fronde degli alberi e le pieghe del mio viso, tra i graffi e le ferite dei nostri corpi, fratello, Caino.
Sono stanco e voglio disinfettarmi, da te.
I tagli che porto sul petto, una latrina di bile e rabbia e vuoto.

Sono solo. 
Sono giorni che sono solo, senza di me, e forse non mi rimane altro da fumarmi quel poco che mi resta di sano in corpo.
Sono solo e malato. Senza di lei. 
Non importa quanto mi sforzi, rimango un povero coglione. Sono davvero un povero coglione, ma ti amo, e mi sono ammalato.
Un povero stronzo mi guarda barcollare come fossi un fantasma, fluttuare, come fossi un assassino.
Ma cosa sono in fondo, Padre?
Non sono io un maledetto omicida, un violento, senz'anima nè intelletto nè cuore?
L'involucro vuoto che piace tanto a tutti quegli idioti?
Abele ha ucciso Caino, Romeo vive spettrale nella torre di Giulietta, ma lei non è più lì, io, maledetto io, Io, Io che possa essere dannato, io Jack, io Romeo, io Abele, Io.

Padre, cura le mie ferite e illumina questa cazzo di strada e brucia i miei polmoni ed ogni male 
e portami tra le sue braccia e fammi morire così, dolcemente, Nessun Dolore, nessuna sofferenza, che i miei diecimila io chiedono pietà. 
Accoglimi tra nuvole azzurre e fammi sorridere perchè Cristo, Padre, Salvatore, diecimila io piangono in coro ed Io, Loro, non ne possiamo più.