lunedì 27 ottobre 2014

Un lunedì notte.

E stringi la mia mano
qui sul pugnale
e stringiamole ancora una volta
perchè non le sentirò mai più tra le mie

Perchè null'altro merito che la fame
e il freddo
e i tuoi occhi lontani dai miei
e mai potrò più rivederli
ed invocare il tuo nome
e pensare alle giornate sulle panchine
ed alle tue gonne sempre calde

sono perso
ma in fondo nulla ho tra le mani
alle 2 del mattino
se non lacrime amare e un vuoto nell'io
e mi manca il nostro noi.
Ti amo.

La mia settimana di merda.

Perchè vedete, in fondo, viviamo per essere presi a pedate nel culo.
Che qualsiasi cosa tu ti sforza di fare, otterrai una pedata nel culo. Un bel calcio caricato, di quelli con gli anfibi rinforzati al titanio, mirati, decisi, violenti.
Anni fa bazzicavo le Colonne di San Lorenzo, credevo di essere stronzo e maledetto in mezzo a tutti gli altri trasgressivi stronzi e maledetti. Insomma, vidi una ragazza, attorno ai due metri (ma ho come l'impressione che le zeppe alterassero e non di poco la sua altezza), cresta verde, guardare in faccia un suo amico trasgressivo stronzo e maledetto, sbronzo, gettato per terra con una schifosa brutta bottiglia di vino della Standa in mano, guardarlo bene, dritto negli occhi, e poi tirargli un calcio nelle palle.
Coreografico, esplosivo, meravigliosamente violento, dannatamente d'impatto.
Roba da pubblicità, tipo che gli uscivano i bulbi oculari e che potevi sentire il dolore fino a Corso Buenos Aires.

Ecco, in quell'istante ebbi lo straordinario privilegio di poter assistere ad una sorta di meravigliosa manifestazione della vita.
Immagina, tu sei lì, sbracato, asfaltato, ubriaco alle 4 del pomeriggio, e insomma pensi di essere davvero trasgressivo, stronzo e maledetto, e credi che niente possa più toccarti, che quello sputo di comunità alla quale fai da "capo" ti sopporti e ti serva e riverisca, e quindi te lo puoi permettere, no?
Col cazzo che te lo puoi permettere!! Perchè eccola lì, quella piccola scheggia impazzita.

Ti fissa negli occhi e poi ti uccide.
E non è karma e non è merito e non è nulla, è solo persecuzione. 
Fare del bene non porta niente.
Essere buoni non conta nulla.
Sei da solo.

Ho 21 anni, non sono vecchio, sono "giovane" ma a volte non mi sento tale, guardo al futuro a volte come a una disgrazia a volte come una valle piena di smeraldi su cui gettarsi, a volte ho paura della morte, a volte vorrei solo sentirmi ricompensato, a volte credo che non gliene importi un fico secco a nessuno di me, a volte pretendo che gliene debba importare un po' a tutti, a volte mi illudo e credo che le persone siano buone e felici e cordiali e gentili e che sappiano amare, a volte torno coi piedi per terra e realizzo che sono, che siamo, tutti degli ingrati, bastardi, crudeli, sadici, egoisti, trasgressivi, stronzi, maledetti.

venerdì 4 aprile 2014

Viola.

Sangue amico sulle mani e ricordi ancora, quando ridevamo insieme?
Ma ora sei steso sul tuo letto, chissà chi sei ormai, e chi eri steso sull'asfalto, nel tuo sangue, quello che io, Romeo, porto sulle nocche, ancora e ancora, e quante altre volte ancora dovrò versarne, mio, tuo, sporco velenoso sangue, per impedirti di farci del male?
I lampioni illuminano quel che rimane tra casa mia e la vergogna, la loro luce arancione si insinua tra le fronde degli alberi e le pieghe del mio viso, tra i graffi e le ferite dei nostri corpi, fratello, Caino.
Sono stanco e voglio disinfettarmi, da te.
I tagli che porto sul petto, una latrina di bile e rabbia e vuoto.

Sono solo. 
Sono giorni che sono solo, senza di me, e forse non mi rimane altro da fumarmi quel poco che mi resta di sano in corpo.
Sono solo e malato. Senza di lei. 
Non importa quanto mi sforzi, rimango un povero coglione. Sono davvero un povero coglione, ma ti amo, e mi sono ammalato.
Un povero stronzo mi guarda barcollare come fossi un fantasma, fluttuare, come fossi un assassino.
Ma cosa sono in fondo, Padre?
Non sono io un maledetto omicida, un violento, senz'anima nè intelletto nè cuore?
L'involucro vuoto che piace tanto a tutti quegli idioti?
Abele ha ucciso Caino, Romeo vive spettrale nella torre di Giulietta, ma lei non è più lì, io, maledetto io, Io, Io che possa essere dannato, io Jack, io Romeo, io Abele, Io.

Padre, cura le mie ferite e illumina questa cazzo di strada e brucia i miei polmoni ed ogni male 
e portami tra le sue braccia e fammi morire così, dolcemente, Nessun Dolore, nessuna sofferenza, che i miei diecimila io chiedono pietà. 
Accoglimi tra nuvole azzurre e fammi sorridere perchè Cristo, Padre, Salvatore, diecimila io piangono in coro ed Io, Loro, non ne possiamo più.