Jack è solo un uomo, solo.
Sempre e solamente solo, contro tutti, contro tutto, con 3mila amici su facebook e una vita solitaria e triste in camera sua.
E ora piange sulla superficie a cristalli liquidi lacrime di sconforto e sconfitta, Jack ha perso la sua battaglia, ha perso l'amore, ha perso l'amicizia, ha perso il rispetto e l'onore, ha perso.
Questa era la storia di un banale e comune mortale, non un eroe, non un santo, non un esploratore.
Piangete per lui, perchè lui non ha smesso di farlo per voi.
The
End.
giovedì 26 maggio 2011
sabato 7 maggio 2011
Freud e Nuvole di Gambero (Della Solitudine-Capitolo VI)
Mai mangiare cibo cinese in abbondanza, condito da champagne a fiumi e torta di compleanno prima di andare a dormire.
Jack cammina tranquillamente per le strade del centro, quando un piccione gli caga in mano.
"Vabbè, siamo a Milano, può capitare".
Altri due passi e una nuova cagata di piccione, stavolta sulla spalla.
"Adesso basta però."
Così si decide ad entrare in classe: ad aspettarlo la prof. di Storia dell'Arte per l'interrogazione sui lanzichenecchi, lui non ha studiato nulla.
Scena muta, il compagno di banco: "Dai Jack, è sempre così, non studi mai niente, poi non ti lamentare se ti ritrovi pieno di debiti!".
"FATTI I CAZZI TUOI!", disse lui, gettandosi a capofitto nel letto.
Parte Phantastica dei Verdena.
Oggi uscirà con (vediamo di trovare un nome finto ma che funzioni bene come espediente) Laura (bella, molto poetico, Petrarca, ecc. ecc.). Però c'è lui, il suo ragazzo.
"Non ti ci devi avvicinare, hai capito?", dice minaccioso.
In autobus il viaggio procede regolare, continua Phantastica dei Verdena.
Ecco che arrivati in metro Laura, desiderosa di scambiare almeno due parole, gli passa un libro di fumetti.
"Oh no Laura, no! Sai che mi piace disegnar-", interrotto da un urto improvviso: era lui, il suo ragazzo, ad averlo colpito violentemente in faccia fino a farlo cadere per terra.
"Ti avevo avvisato, stronzo!" dice, portandosi via Laura, disperata, in lacrime.
Parte Let's go to Bed dei Cure.
"Fede, dici che quel tizio con la felpa azzurra seduto vicino a noi possa essere il ragazzo di Laura?"
"Penso di si".
Jack inizia a picchiare violentemente il malcapitato, colpendolo con ripetuti pugni sul viso, ma non reagisce.
Jack si ritrova il cadavere in mano di uno sconosciuto.
Finisce Let's go to Bed, si illumina la camera.
"Jack, è pronta la colazione, dai che sono già le undici e mezza!".
Ecco, come ho detto prima, MAI mangiare cibo cinese in abbondanza, condito da champagne a fiumi e torta di compleanno prima di andare a dormire.
martedì 3 maggio 2011
Il Cielo crolla e non ci interessa (Della Solitudine-Capitolo V)
Milano è troppo sporca, anche dove l'amsa passa 6 volte al giorno e nei palazzi del centro, dove le portinaie salutano ogni mattina l'Onorevole qui e il Dottore là.
Dai che forse sto per scrivere un romanzo, dai che ce la posso fare.
Ma nulla da fare. O almeno, così potrà sembrarvi.
Ed eccomi a discutere di uno dei miei difetti peggiori: l'incapacità di scrivere qualcosa complessivamente lungo e legato da un filo logico.
Che due palle, nemmeno Mishima ha fatto questa fine: è vero, a 16 anni scriveva paginette brevi e, permettetemi di dirlo, manco tutta 'sta gran roba, però a 18 aveva per le mani la capacità di scrivere grandi romanzi d'amore quali "Il Rumore delle Onde".
Cazzo, che bomba quel libro.
Dicevamo?
Ah si.
L'Onorevole DeBorghi, chiuso in ascensore, si aggiustò la cravatta a righe rosse e blu davanti allo specchio. Controllò l'orologio, mancavano proprio 7 minuti all'appuntamento con Mister K.
Nah, ma che porcata. Un thriller? Un Mafia-Book? Un poliziesco? Un giallo?
Come vuoi finire, come quello spazzolino letterario che è Giorgio Faletti? Eh dai, roba da tristissimi sotto-letterati di mezza età.
Vabbè, proviamoci no?
"Buongiorno, Onorevole."
"Buongiorno Silvia, novità?"
"Ha chiamato un certo Mister "Cappa", così almeno ha detto di chiamarsi ne sa qualcosa?"
"Gli dica che lo chiam....". Il fragore delle vetrate che cadono sulla moquette rossa zittì improvvisamente l'Onorevole DeBorghi.
"Ma che diav....". La velocità di una calibro 9 e ora il cervello del Cittadino Modello di Milano si ritrovava spiaccicato su un falso di Monet.
MA ANDIAMO! Ahahahahah ma vorrai scherzare? Basta, ora la finisci, prima di prenderti un ceffone.
Sè, hai ragione.
Meglio farsi un caffè.
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