domenica 6 ottobre 2013

Clichè II - Siamo Incubi

Picchietto il tappo della penna contro l'orrendo tavolino dotatomi dalle ferrovie, lo picchietto perchè fa male, fa fottutamente male questo sangue in bocca.
Un tizio baffuto seduto vicino a me mi guarda spaventato, saranno le occhiaie, i capelli lunghi e quel cerotto tra il naso e lo zigomo sinistro.
"Giuro amico, non scherzo, in farmacia erano rimasti solo quelli dei Looney Tunes", gli faccio io, sfoggiando la solita simpatia che mi contraddistingue.

Vero che sono simpatico? Dai.

Fatto sta che vi starei simpatico a prescindere, a chi non piace Daffy Duck?
L'Aura mi ha lasciato ed io, stupido Io, Mestesso, StronzoIo, sono solo stato capace di bermi tre birre, afferrare un tizio, prenderlo a calci in culo, prenderne altrettanti, farmi una Pall Mall e salire sul primo treno in Centrale.
Tra le varie destinazioni, alla fine ho deciso di non decidere e prendere uno dei tanti in partenza.
Mi trovo palesemente in una prima classe, lo capisco dal look pettinato dei tizi sulla quarantina e da come mi guardano.
Che c'è, vi spaventa un ragazzo col chiodo?
Vorrei tanto piantarvene in testa io, di chiodi (và che simpatia, pure i giochi di parole).
Chiodi.
Chiodi come quelli piantati a Cristo sulla croce, chiodi come quelli che saldano un pezzo all'altro della cassettiera.
Mi piaccioni i chiodi, sembrano tenere in piedi il mondo, incollare il concetto al corpo, i chiodi sono i guardiani dell'ordine.
"Signore, esponga il biglietto prego."
La Controllora è un cesso sulla cinquantina, taglio menopausa, occhiali tondi stretti, tinta bionda più finta di un sondaggio del Centro-Destra.
"Vede........
.............vede signora, le dico la verità." (Ohohoh, ci siamo, eccomi, la verità, evviva, tutti pronti a spararne una grossa!)
"La mia ragazza sta per partorir-"
"Mi dia immediatamente i documenti. Sono sessanta euro di multa più ventinove per il prezzo del biglietto."
QUANTO??
"Mi ascolti, signora! Sto parlando a una madre, o almeno a un essere umano?"
Scoppio a piangere. Sei anni di teatro spesi bene.
"Come farò, come farò a stringere la mano della madre di mio figlio nel momento più importante della nostra vita?"

Avrei voluto davvero avere dei figli con L'Aura.
Comprare una casa, con camino.
Avere un lavoro normale, un SUV, un giardino con un canestro per giocare coi bambini.
Ma L'Aura mi ha lasciato e, insomma, ora abbiamo un figlio immaginario nella testa della Controllora.
"........Non lo faccia più. E congratulazioni.", dice sbuffando.
Sorrido.
Fottiti vecchia troia.
Che ne sarà ora del piccolo?
Che ne sarà di suo padre, dove andrà, quante volte perderà L'Anima?
Siamo così, specchi delle nostre delusioni.
Siamo incubi.

Cadere

Cadde
L'ultima goccia di mare sul tuo viso
Come pioggia di lacrime e mile
Sapevo di dover tornare
Sapevo di dover partire


sabato 5 ottobre 2013

Cliché


Raffaele

Il rumore delle onde artificiali prodotte dalla neo-acquistata jacuzzi culla la mia testa, poggiata su un misero cuscinetto galleggiante giallo, di quelli che potevate vedere tranquillamente nelle spiagge dei primi anni duemila.
Le luci degli appartamenti di Milano degli ultimi di Agosto sono come un sondaggio degli ascolti televisivi in diretta.
Chi è tornato dalle vacanze, chi è rimasto tutta l'estate a sudare e morire dentro questa marcia e putrida città, a farsi mordere dalle zanzare, chi proprio non è tornato.
Chi ancora si gode una spiaggia di Hispaniola, chi vive i tanto agognati giorni di ferie a fianco della proprie famiglia in una delle tante località dell'Adriatico o in Liguria, istericamente impegnato a far mangiare il Fruttolo al pestifero pargolo di 6 anni.
Valentina apre la porta del terrazzo e sventola davanti ai miei occhi la sua devastante sensualità, quella che potreste trovare in rari porno d'autore.
Sapete, ho sempre amato i porno, li trovo affascinanti, sono un grande documentario comportamentale dell'essere umano e delle sue più segrete sfaccettature, delle sue incoerenti e orrende sfumature di nero.
Pratiche come bondage, doppia penetrazione, bukkake……
"Raffaele, sono quattro giorni di seguito che passi la sera sul terrazzo. Incomincio a credere che tu non voglia più dormire con me."
Gangbang, lesbo strap-on, gloryhole……
"Almeno mi stai ascoltando? Cristo, odio quando guardi nel vuoto e ti perdi nei tuoi luridi pensieri di produttore televisivo quale sei."

Oh già, sono un lurido produttore televisivo, quelli che vi sbattono sul piatto del pranzo le tette dell'ultima ragazza del Presidente, quelli che vi porgono al momento giusto la pietanza giusta, che sia essa Perbenismo al Cartoccio o Libido allo Zafferano e Funghi.
Ma per il lurido produttore televisivo non c'è mai un complimento, mai un "Grazie mille Raffa, grazie all'ultimo episodio di Sedie e Bottoni mi è venuto duro e mia moglie, con la quale non trombavo da 3 mesi, è impazzita dalla gioia".

Valentina ha lunghe gambe, splendide, e due immensi occhi scuri.
Giuro, se non avessi sperimentato almeno tre quarti di quello che stavo pensando prima su di lei, potrei anche innamorarmene.
"Tesoro, fammi il favore di sorridermi quando ti lamenti di me", le dico sfoggiando il sorriso plastico consigliatomi da Marco Rodetti.
Sapete, Marco Rodetti, quello di quella famosa rivista di gossip, quella che trovate in quell'edicola in quel paese in quella nazione in quel mondo.
Ma in fondo chissene fotte di Marco Rodetti. Pezzente.
"Io ti sorrido solo quando ne traggo un minimo vantaggio, stronzo. In ogni caso la tua vomitevole persona è stata invitata al……..al…..al...."
Valentina esita, è profondamente schifata, credo di sapere già quello che mi sta per dire.
"Al Ventisettesimo Galà della Fiction. Dio, che merda! Quando avrai intenzione di chiudere i battenti con queste porcate e portarmi da un'altra parte?"
"Tesoro, fammi il favore di sorridermi quando sputi nel piatto in cui mangi da anni."