damn shitil mondo crolla addosso ai più leggeri
chi sono io per dirtelo?
pure e semplice retorica
gli eroi non esistono
il male non esiste
nessuno può salvarci
nessuno può salvarmi
la realtà è che la mancanza di qualcuno
viene sempre colmata dalla presenza di qualcun'altro
e se non hai nessuno?
20/5/09
Live your life
Sono le otto di sera più o meno, la mia camicia è sgualcita e la felpa bagnata. Ha piovuto qualche ora prima ma adesso il cielo, per quanto non possa ancora vederlo, è limpido e di un colore tra il celeste e l'arancio. Scendo dal vagone della metro, Famagosta, M2. L'autogrill ha chiuso da un pezzo e l'edicola sta per fare lo stesso. Lo spazio tra le scale e i cancelli della metro è occupato perlopiù da bancarelle di ambulanti africani o cinesi, bambini filippini con le proprie madri e una ragazza, 17/18 anni al massimo, sudamericana probabilmente, vestita solo di una maglietta leggera e dei pantaloncini cortissimi che lasciano intravedere le gambe nude, pronta a vendersi a chissà chi stanotte.
Mi sposto verso le macchinette in direzione dei parcheggi, non avere l'ipod con me mi costringe ad ascoltare i rumori e i discorsi delle poche persone rimaste in stazione. Un vecchio zingaro, nascosto dietro all'entrata dei parcheggi, seduto per terra, si alza e furiosamente inizia ad inveire parole a vanvera contro il dipendente atm all'interno dell'ufficio. Io come se nulla fosse compro una bottiglietta d'acqua e delle caramelle dal distributore. Camminando con la mia serafica tranquillità passo di fianco a una vecchina. Appoggiata sul fianco sinistro ad un bastone di legno consumato, è vestita con un pesante cappotto e una sciarpa nonostante facciano almeno 22 gradi. Blatera di un condominio, di palazzi che devono essere demoliti e di una certa rete idrica. Sorrido, è la solita vecchia pazza delirante.
"Io ti conosco!"
Mi fermo, è apparentamente rivolta a me: "Prego?", domando incuriosito.
"Ti conosco, so tutto su di te.", mi dice, scrutandomi coi suoi piccoli occhi neri sovrastati dalle folte sopracciglia. "So cosa pensi quando guardi il mondo, pensi sia sbagliato, pensi sia corrotto e sporco, pensi a come questo sistema ti imponga di giudicare, di essere giudicato, di sporcarti come gli altri, di trovarti un lavoro e di sottomerti. Farti la tua bella famigliola con due figli, trovarti una casa, pagare l'affitto e fare la spesa la domenica."
La fisso negli occhi, perso, confuso, perplesso.
"Vivi la tua vita, vivila fino all'ultimo, al costo di urlare pazzie alle 8 di sera in una stazione della metro a 85 anni".
Una marea di folla si sovrappone alla sua immagine, è appena arrivato il treno e decine di pendolari scattano verso gli ultimi autobus.
Cerco di raggiungerla ma la vecchia è sparita. Rimango con la mia bottiglia d'acqua in mano, la bocca spalancata e la fioca luce neon che va e viene.
16/5/2010
Punti di sospensioneTutto è cosi fottutamente spaventoso. Dico sul serio, magari sono preso dal contesto, magari sono quei 3 superalcolici che ho trangugiato stasera e quella strana ma simpatica sostanza nelle mie vene. Ma è tutto cosi fottutamente spaventoso. E lo dico mentre torno a casa, per i vialetti di quel paradiso borghese che è il mio paese, fumacchiando quella sigaretta che ho nascosto, volontariamente o meno, nella taschina inutile dei jeans, quella dove dovrebbe andarci l'ipod.
In questo momento un mio amico è buttato su una panchina, strafatto, coi bermuda bagnati di piscio e un cappello da campagna appartenente a una ragazza inglese che probabilmente non vedremo mai più. La luna aiuta a drammatizzare il tutto, bella tonda e rossa, non un rosso troppo acceso, quasi arancione. Seduti sulle panchine piazzate sulla collinetta del campone qualche neo-maggiorenne rasato col giubotto di pelle attillato tira piste di coca. Li noto ma evito di fissarli.
Quindi continuo a camminare ed improvvisamente mi rendo conto di essermi messo le auricolari qualche secondo prima e di stare ascoltando qualcosa di particolarmente tetro, forse i nine inch nails. Mi tolgo le auricolari spaventato e sono davanti al portone. Afferro le chiavi frettolosamente e mi guardo nel riflesso del portone di vetro: la fronte sudata, un ciuffo di capelli particolarmente inarcato verso l'alto, la barba che incomincia a ricrescere e i miei occhi spenti, socchiusi.
Mi tiro una sberla, di quelle forti ed entro, spingendo violentemente la porta e chiudendomela dietro con un calcio. Salgo in ascensore e continuo ad aggiustarmi la faccia, rido di gusto senza apparente motivo.
Ed eccomi a casa.
Questa storia non esiste, questi fatti non sono mai avvenuti e quello che vi ho appena raccontato è puramente frutto della mia immaginazione. Ogni riferimento a qualsiasi persona e/o oggetto è puramente casuale.
O magari no.
31/5/2010
13 yearsDi solito non ascolto i testi delle canzoni. Tendo semplicemente a lasciarmi trasportare dalle note, il testo è poco o nulla, specie poi quando si tratta di canzoni di un certo genere. Questa settimana, oggi, no. Mi appendo ai testi delle canzoni, come scalassi le varie righe dello spartito per arrivare alla cima. Mi ci appendo per trovare qualcosa, o meglio, qualcuno, oppure solo per crogiolarmi nel sentimento e buttarmi per terra, passivo, a fissare il soffitto e pensare a come sia incredibile che qualcuno dall'altra parte del mondo abbia provato la mia stessa identica emozione, abbia passato la mia stessa situazione. Si, è un pò una sorta di terapia di gruppo immaginaria. Ormai mi sono rimasti solo i testi delle canzoni, per il resto sono totalmente solo.
Non mi capita da molto, sembra di avere ancora 13 anni, quando mi domandavo le origini del mondo, quando cambiavo improvvisamente umore, quando tutta una giornata poteva dipendere da una sola ragazza, da una carezza, uno sguardo, un sorriso, un bacio. E continuo a crogiolarmi nel sentimento, buttato per terra, a fissare il soffitto, a pensare al testo di una stupida canzone, a pensare a te.
Salve, sono Enrico, faccio la terza media e ho 13 anni
8/7/2010
Cronache di banalità quotidianeCon il lenzuolo più per terra che sul mio corpo, la bocca impastata e semi-nudo, più che un risveglio sembra una scena dalla passione di cristo. Sono le 10 e 24, curiosamente credo d'essermi svegliato prima del previsto, il dormiveglia incessante sembrava suggerirmi almeno il doppio. Vado a pisciare, mi metto una maglietta e dei pantaloncini e vedo di prepararmi la colazione, mentre sul tavolo della cucina riposa intonsa una copia della Repubblica di oggi, con sopra un biglietto "non torno per pranzo, c'è del melone e prosciutto in frigo". Mentre mi preparo il caffè e mi rollo un drum per dopo, sfoglio il giornale, per poi richiuderlo alla terza pagina, troppo sonno e troppa poca lucidità per leggere la scintillante merda del mondo. Finito il caffè vado in terrazza a fumare: degli operai continuano gli infiniti lavori di ristrutturazione nel palazzo davanti al mio e uno di loro mi saluta. Ricambio con un sorriso di convenienza. Ho già involontariamente buttato via mezz'ora, così decido di studiare un pò di spagnolo. Un banale tentativo, dato che dopo meno di 40 minuti mi scazzo e accendo la tv.
Metto su mtv un pò di musica a caso, mentre faccio flessioni e fingo di ascoltare i problemi di mia nonna al telefono. Intanto sullo schermo appare il video di una boyband, credo i broken qualcosa, dove i protagonisti si trovano in una macchina rossa americana a cantare parole sdolcinate. Contemplo la macchina, poi passo il tempo fino alle 12 guardando video e fumando. Mangio del prosciutto, evito il melone, in un'altra occasione probabilmente mi sarei preparato qualcosa di meglio con le mie mani. Mi faccio un altro caffè e mi svacco sul letto a leggere un libro iniziato giorni fa, gli articoli letterari sulla Repubblica, Jack di 2 mesi fa e un fumetto dell'uomo ragno di quando andavo in prima media. Bevo tè verde della san benedetto, ascolto i rise against e ogni tanto penso a te.
Passate più o meno 2 ore di assoluta noia torna mio padre in grande anticipo con i sacchi della spesa. Mentre mi chiedo in quanto poco tempo sia riuscito a comprare quei tre sacchi pieni di cibarie e detersivi, svuoto le borse e ripongo i surgelati in freezer. Passo più o meno un quarto d'ora al computer, poi finalmente riesco ad organizzarmi per uscire. Mi dico che è ora di farsi una doccia e noto con piacere che mio padre ha comprato il mio shampoo preferito. Alle sei e mezzo, ora per cui dovevo essere al punto di ritrovo, esco di casa. Arrivo con un abbondante ritardo di un quarto d'ora, da quel momento la mia banalità quotidiana è interrotta.
Ora sono le 21:09, questa nota è di una noia mortale, proprio come lo è la mia banalità quotidiana. Sono e siamo sopratutto questo, non solo esperienze al limite del surreale o avvenimenti cosmici del nostro io, solo banalità.
26/7/2010
Nulla da direNon ho molto da dire, in realtà. Anzi, non ho praticamente nulla da dire. Nessuno ha qualcosa da dire ormai, o almeno nulla di così importante. L'ultima persona che abbia detto qualcosa di importante per l'uomo è stata Gesù. Duemila e dieci anni fa circa. Non che creda in Dio o tantomeno nel cristianesimo, però a parere mio Gesù è stato un importantissimo filosofo, tralasciando quelle stronzate dei miracoli.
Ho sete. Mi fanno male gli occhi e vorrei una sigaretta. Vorrei anche un aereo su cui salire e con cui precipitare su qualche isola deserta o meglio in un enorme pozzo senza fondo. Rimanere sospeso in aria per l'eternità in attesa di schiantarmi al suolo. Credo che dopo un certo periodo, inizierei a farci l'abitudine. Prendere il tè sospeso per aria, pisciare, mangiare, dormire. Tutto ciò suona schifosamente ridicolo, eppure l'idea mi attira.
Bhe non avevo nulla da dire.
2/8/2010
Colui che sparò al tenero batuffolo Sono le 4 del mattino e il sottoscritto come al solito perde tempo a leggere. Lo so, lo so, tra meno di 3 ore mi dovrò svegliare per studiare, ma poco importa, anche il sonno è relativo. Perdere ore e ore a sognare, cosa c'è di peggio? Abbiamo così poco tempo, sprecarlo inutilmente è stupido. La lettura è quasi prostituzione, vendere la propria anima al diavolo in cambio di poche righe. Già, in fondo c'è chi vende l'anima per poche righe di bella e soffice polvere d'ali d'angelo e chi per poche righe d'inchiostro, anche se ora come ora non so chi sia messo peggio.
Sono le 5 del mattino e sto dormendo profondamente. Ho un incubo ricorrente: un simpatico batuffolo di lana parlante mi chiede di ucciderlo.
-Ucciderti? E perchè mai dovrei farlo?-
-Uccidimi e basta, salvo struccare vecchie donne, la mia vita non ha uno scopo-
-Ho una certa morale Signor Batuffolo, non credo sarei capace di uccidere una qualsiasi creatura parlante-
-Ah no? Che ne dici di tutte le persone a cui hai promesso e a cui non hai dato?-
-Signor Batuffolo, sono cavoli miei, lei continui a pensare alle sue turbe quotidiane-
-E allora sbrigati, dannato, sbrigati ad uccidermi!-
-Come si uccide un batuffolo? Mi creda, non è facile ragionarci sopra. Non ha un'anatomia, non so neppure da dove parla!-
-Tu fallo e basta!-
-Non le garantisco nulla, sono parecchio stanco...-
Sono le 6 del mattino e sono sveglio. Non vi dirò se ho ucciso quel simpatico batuffolo di lana o meno.
Non vi dirò neppure se sono tornato a dormire, posso solo dirvi di guardarvi bene dai batuffoli di lana parlanti. Non vorreste trovarvi all'Inferno, vero?
Esattamente, ho ucciso il batuffolo parlante.
Le ipotesi sono tre:
1. spiattellare al mondo intero il mio sporco crimine
2. costituirmi alla polizia
3. continuare come se niente fosse
Credetemi, non è facile. Uccidere è disgustoso, uccidere un tenero e innocente batuffolo lo è ancora di più. Mi guardo intorno e vedo tante coscienze sporche, uomini che puliscono sangue e cenere sparsi sui propri pavimenti, uomini che mentono.
Per carità, sono sempre stato un bugiardo, è patologico, fin da quando ho messo piede sul pianeta Terra ho iniziato a mentire. Ma stavolta no, non intendo farlo. Forse non è senso di colpa, forse è orgoglio. Si, ho ucciso un tenero batuffolo di lana, IO, io l'ho ucciso, egl'io, la mia persona. Un modo per dimostrare la mia esistenza. Ho sempre perseguito questa strada, gli egocentrici dietro lo schermo possono capirmi.
Deciso, opto per la prima soluzione. Sono stato IO, rinchiudeteMI, incarcerateMI, IO, IO soltanto.
Così prendo la bici, nel cuore della notte. Gli alberi sembrano sorridermi, un uomo nel proprio giardino tenuto all'inglese sembra sorridermi, i cestini dell'immondizia vuoti sembrano sorridermi, la scritta STOP in maiuscolo, in grandi bianche lettere, sembra deformarsi in uno smile.
I fari della macchina che mi viene incontro sembrano sorridermi, e io mi lascio ingannare, sorrido. Troppa gioia, troppa consapevolezza di esistere.
Un attimo. Tremiti. Il mio corpo schizza via per decine di metri, IO cesso di esistere. Chi troppo vuole nulla stringe.
10/8/2010
Farò una parte seconda.