martedì 24 novembre 2015

China.

Sono le 11:10 e io sono a lezione di Inutilità applicata a procrastinare.
Giulia è seduta affianco a me, per terra, la testa appoggiata alla mia spalla sinistra. Porta una giacchetta grigia di velluto e una camicetta bianca che lascia intravedere le coppe del reggiseno scuro.
-Allora dolcino, ci andiamo al cinema venerdì?- mi chiede
-Forse.-

Sotto gli occhiali da sole scuri fisso il taccuino su cui sto disegnando Alakazam.
La china ripassa marcatamente i segni a matita che ho tracciato. Traccio segni.
Chissà se anche Giulia pensa di tracciare segni su di me.

-Su, non fare lo stronzo!- dice sorridendo, come se non conoscessi quel genere di sorrisi.
-Vediamo se Ludo mi paga in tempo le ripetizioni- rispondo, senza neppure alzare lo sguardo. Mordo il tappo della china e mi domando se fare i chiaroscuri a matita o a penna.
Lucia mi scrive su whatsapp, chiede di andare da lei a pranzo, a casa sua. A quanto pare i suoi non ci sono e in fondo non ho di meglio da fare.
Saluto Giulia con un bacio e mollo quel coglione del professore nel pieno di una spiegazione su Hegel, che in fondo non sa neppure di cosa sta parlando, neppure Hegel lo sapeva.

Lucia mi ha preparato un piatto di tortellini e continua a blaterare della sua amica lesbica, toccandosi insistentemente i capelli rosa fluo.
Indossa un pigiama carinissimo che le strapperei a morsi. La ignoro, fingo di ascoltare con interesse, mentre mi immagino di scoparla a pecora, e mi viene un'erezione pazzesca.
Finito di mangiare mi fumo una sigaretta in balcone mentre Lucia ascolta la musica nella sua cameretta rosa. La raggiungo sul letto, è intenta a guardare il cellulare, dal quale esce "Alejandro" di Lady Gaga.
Sto sguazzando nella merda, sono una merda, questa è pura merda.
Tutta la sua camera è tappezzata di poster di Lady Gaga e la cosa mi nausea un pochino, come se mi osservasse da ogni angolo.
-Fammi vedere quanto sai sguazzare nella merda, Alejandro-.
Lucia canticchia e io mi guardo allo specchio, in silenzio. Mi sbottono la camicia e la getto sulla sedia. Mi compiaccio dei risultati dei miei esercizi, il petto è sodo e definito, gli addominali risaltano e mi appare un ghigno sinistro in volto vedendo lo sguardo imbarazzato ed eccitato di Lucia dietro di me, riflesso nello specchio.
-Ti dispiace? Ho caldo e in fondo sei lesbica, no?-
Voglio ancora provare quanto possa fare schifo.
-No no, tranquillo, fai come a casa tua.-
Lucia si morde le labbra e abbassa lo sguardo sul telefono, sgambetta lentamente sdraiata a pancia in giù ed io torno a guardarmi negli occhi allo specchio.
Questo è il demonio, quello che posso essere, che tutti hanno sempre voluto essere.
Guarda bene Lady Gaga, guarda quanto so sguazzare nella merda.

Lucia mi trucca come il Corvo, si avvicina Halloween e dice di voler provare a fare il makeup.
-Uguale! Brandon Lee!-esclama entusiasta.
-"Non può piovere per sempre"-dico serioso, e scoppiamo a ridere.
Lucia tira fuori un gran numero di completini intimi, travestimenti, lingerie. Rimango sul letto, a petto nudo, a fumare. Ogni tanto mi guardo nel riflesso del telefono, il cerone, gli occhi cerchiati, le labbra nere. Questo non sono io, ed è meraviglioso. Tutto è più facile. Tutto è una comica.
Lucia si spoglia davanti allo specchio, rimane in perizioma, poi si veste da marinaretta giapponese. Ocheggia, aspetta una reazione da parte mia, sa che mi piace.
Aspiro sbuffando, accennando un sorriso, e lascio il mio segno.
Voglio solo lasciare un mio segno, come con la china.
Ho la mia maschera, ho le mie matite, e non ho più nulla da perdere. Quello che ero è polvere nel vento, mi manca ma non tornerà.

Giulia, Lucia, Marta, Erika, nessuna ha lasciato un segno su di me.
Gaia, Elena, Ludovica, Alessia, neppure loro.
Rimango un disegnatore solo, ripasso a china i contorni di una sagoma vuota.

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