venerdì 4 aprile 2014

Viola.

Sangue amico sulle mani e ricordi ancora, quando ridevamo insieme?
Ma ora sei steso sul tuo letto, chissà chi sei ormai, e chi eri steso sull'asfalto, nel tuo sangue, quello che io, Romeo, porto sulle nocche, ancora e ancora, e quante altre volte ancora dovrò versarne, mio, tuo, sporco velenoso sangue, per impedirti di farci del male?
I lampioni illuminano quel che rimane tra casa mia e la vergogna, la loro luce arancione si insinua tra le fronde degli alberi e le pieghe del mio viso, tra i graffi e le ferite dei nostri corpi, fratello, Caino.
Sono stanco e voglio disinfettarmi, da te.
I tagli che porto sul petto, una latrina di bile e rabbia e vuoto.

Sono solo. 
Sono giorni che sono solo, senza di me, e forse non mi rimane altro da fumarmi quel poco che mi resta di sano in corpo.
Sono solo e malato. Senza di lei. 
Non importa quanto mi sforzi, rimango un povero coglione. Sono davvero un povero coglione, ma ti amo, e mi sono ammalato.
Un povero stronzo mi guarda barcollare come fossi un fantasma, fluttuare, come fossi un assassino.
Ma cosa sono in fondo, Padre?
Non sono io un maledetto omicida, un violento, senz'anima nè intelletto nè cuore?
L'involucro vuoto che piace tanto a tutti quegli idioti?
Abele ha ucciso Caino, Romeo vive spettrale nella torre di Giulietta, ma lei non è più lì, io, maledetto io, Io, Io che possa essere dannato, io Jack, io Romeo, io Abele, Io.

Padre, cura le mie ferite e illumina questa cazzo di strada e brucia i miei polmoni ed ogni male 
e portami tra le sue braccia e fammi morire così, dolcemente, Nessun Dolore, nessuna sofferenza, che i miei diecimila io chiedono pietà. 
Accoglimi tra nuvole azzurre e fammi sorridere perchè Cristo, Padre, Salvatore, diecimila io piangono in coro ed Io, Loro, non ne possiamo più.


lunedì 23 dicembre 2013

Ερατώ

Qual è il sottile equilibrio tra una storia da raccontare e pura vanità?
Rimango sdraiato scomposto sul letto, la testa oltre il bordo chinata verso il basso. 
Voglio altro sangue al cervello.
Tatuami ancora, Erato, pitturami il petto di rosso e di tenebra e bagnami di luce.

Vorrei imparare a suonare per lei, ma non riesco.
Eppure sono così euforico.
Esistono dei limiti e chi ha il coraggio di valicarli lo faccia.
Guardami negli occhi, Erato, strappami il petto di rosso e di tenebra e straziami di luce.

Tutto un grande divenire, enigmi sopra enigmi
Ma chi siamo noi per giudicare o dare le risposte.
Vorrei portarti a vedere i pianeti spegnersi e non provar timore.
Baciami in fronte, Erato, accarezzami il petto di rosso e di tenebra e rendimi luce.


domenica 6 ottobre 2013

Clichè II - Siamo Incubi

Picchietto il tappo della penna contro l'orrendo tavolino dotatomi dalle ferrovie, lo picchietto perchè fa male, fa fottutamente male questo sangue in bocca.
Un tizio baffuto seduto vicino a me mi guarda spaventato, saranno le occhiaie, i capelli lunghi e quel cerotto tra il naso e lo zigomo sinistro.
"Giuro amico, non scherzo, in farmacia erano rimasti solo quelli dei Looney Tunes", gli faccio io, sfoggiando la solita simpatia che mi contraddistingue.

Vero che sono simpatico? Dai.

Fatto sta che vi starei simpatico a prescindere, a chi non piace Daffy Duck?
L'Aura mi ha lasciato ed io, stupido Io, Mestesso, StronzoIo, sono solo stato capace di bermi tre birre, afferrare un tizio, prenderlo a calci in culo, prenderne altrettanti, farmi una Pall Mall e salire sul primo treno in Centrale.
Tra le varie destinazioni, alla fine ho deciso di non decidere e prendere uno dei tanti in partenza.
Mi trovo palesemente in una prima classe, lo capisco dal look pettinato dei tizi sulla quarantina e da come mi guardano.
Che c'è, vi spaventa un ragazzo col chiodo?
Vorrei tanto piantarvene in testa io, di chiodi (và che simpatia, pure i giochi di parole).
Chiodi.
Chiodi come quelli piantati a Cristo sulla croce, chiodi come quelli che saldano un pezzo all'altro della cassettiera.
Mi piaccioni i chiodi, sembrano tenere in piedi il mondo, incollare il concetto al corpo, i chiodi sono i guardiani dell'ordine.
"Signore, esponga il biglietto prego."
La Controllora è un cesso sulla cinquantina, taglio menopausa, occhiali tondi stretti, tinta bionda più finta di un sondaggio del Centro-Destra.
"Vede........
.............vede signora, le dico la verità." (Ohohoh, ci siamo, eccomi, la verità, evviva, tutti pronti a spararne una grossa!)
"La mia ragazza sta per partorir-"
"Mi dia immediatamente i documenti. Sono sessanta euro di multa più ventinove per il prezzo del biglietto."
QUANTO??
"Mi ascolti, signora! Sto parlando a una madre, o almeno a un essere umano?"
Scoppio a piangere. Sei anni di teatro spesi bene.
"Come farò, come farò a stringere la mano della madre di mio figlio nel momento più importante della nostra vita?"

Avrei voluto davvero avere dei figli con L'Aura.
Comprare una casa, con camino.
Avere un lavoro normale, un SUV, un giardino con un canestro per giocare coi bambini.
Ma L'Aura mi ha lasciato e, insomma, ora abbiamo un figlio immaginario nella testa della Controllora.
"........Non lo faccia più. E congratulazioni.", dice sbuffando.
Sorrido.
Fottiti vecchia troia.
Che ne sarà ora del piccolo?
Che ne sarà di suo padre, dove andrà, quante volte perderà L'Anima?
Siamo così, specchi delle nostre delusioni.
Siamo incubi.

Cadere

Cadde
L'ultima goccia di mare sul tuo viso
Come pioggia di lacrime e mile
Sapevo di dover tornare
Sapevo di dover partire


sabato 5 ottobre 2013

Cliché


Raffaele

Il rumore delle onde artificiali prodotte dalla neo-acquistata jacuzzi culla la mia testa, poggiata su un misero cuscinetto galleggiante giallo, di quelli che potevate vedere tranquillamente nelle spiagge dei primi anni duemila.
Le luci degli appartamenti di Milano degli ultimi di Agosto sono come un sondaggio degli ascolti televisivi in diretta.
Chi è tornato dalle vacanze, chi è rimasto tutta l'estate a sudare e morire dentro questa marcia e putrida città, a farsi mordere dalle zanzare, chi proprio non è tornato.
Chi ancora si gode una spiaggia di Hispaniola, chi vive i tanto agognati giorni di ferie a fianco della proprie famiglia in una delle tante località dell'Adriatico o in Liguria, istericamente impegnato a far mangiare il Fruttolo al pestifero pargolo di 6 anni.
Valentina apre la porta del terrazzo e sventola davanti ai miei occhi la sua devastante sensualità, quella che potreste trovare in rari porno d'autore.
Sapete, ho sempre amato i porno, li trovo affascinanti, sono un grande documentario comportamentale dell'essere umano e delle sue più segrete sfaccettature, delle sue incoerenti e orrende sfumature di nero.
Pratiche come bondage, doppia penetrazione, bukkake……
"Raffaele, sono quattro giorni di seguito che passi la sera sul terrazzo. Incomincio a credere che tu non voglia più dormire con me."
Gangbang, lesbo strap-on, gloryhole……
"Almeno mi stai ascoltando? Cristo, odio quando guardi nel vuoto e ti perdi nei tuoi luridi pensieri di produttore televisivo quale sei."

Oh già, sono un lurido produttore televisivo, quelli che vi sbattono sul piatto del pranzo le tette dell'ultima ragazza del Presidente, quelli che vi porgono al momento giusto la pietanza giusta, che sia essa Perbenismo al Cartoccio o Libido allo Zafferano e Funghi.
Ma per il lurido produttore televisivo non c'è mai un complimento, mai un "Grazie mille Raffa, grazie all'ultimo episodio di Sedie e Bottoni mi è venuto duro e mia moglie, con la quale non trombavo da 3 mesi, è impazzita dalla gioia".

Valentina ha lunghe gambe, splendide, e due immensi occhi scuri.
Giuro, se non avessi sperimentato almeno tre quarti di quello che stavo pensando prima su di lei, potrei anche innamorarmene.
"Tesoro, fammi il favore di sorridermi quando ti lamenti di me", le dico sfoggiando il sorriso plastico consigliatomi da Marco Rodetti.
Sapete, Marco Rodetti, quello di quella famosa rivista di gossip, quella che trovate in quell'edicola in quel paese in quella nazione in quel mondo.
Ma in fondo chissene fotte di Marco Rodetti. Pezzente.
"Io ti sorrido solo quando ne traggo un minimo vantaggio, stronzo. In ogni caso la tua vomitevole persona è stata invitata al……..al…..al...."
Valentina esita, è profondamente schifata, credo di sapere già quello che mi sta per dire.
"Al Ventisettesimo Galà della Fiction. Dio, che merda! Quando avrai intenzione di chiudere i battenti con queste porcate e portarmi da un'altra parte?"
"Tesoro, fammi il favore di sorridermi quando sputi nel piatto in cui mangi da anni."


giovedì 10 maggio 2012

Taccuino II

8/5/2012
Solo con me stesso,
ciao Jack.


Sconfitto, pietoso, frustrato.
Debole, perdente, patetico.
Non posso mollare, non ora. Devo vincere questa guerra, perchè di guerra si tratta.
Guerra col mio spirito, guerra col mio corpo, con corpi inamovibili ed immobili, impietosibili, invincibili.
Pugni si infrangono contro il mio petto, grida chiedono il mio ritorno in scena.
Dove sei finito, guerriero?
Da quando hai deciso di non alzarti più?

Il popolo vuole ancora, vuole il suo istrione intrattenerli nel grande palcoscenico della vita.
Ma il pagliaccio è stanco, e piange, il cerone si scioglie sotto il peso di leggiadre lacrime roventi.
E dire che non siamo neppure alla fine del Primo Atto, e dire che il pagliaccio vuole, e sottolineo VUOLE, finire il suo show in grande stile.
Vogliamo di più, vogliamo un Bis, scene di lotta, sangue, rabbia, rancore, furia.
Vogliamo spade, massacri, incendi, Imperatori incoronati di piume d'avvoltoio e cadaveri sbiancati, avviliti dalla neve, dal sale del mare.
Allora indossa il tuo manto rosso, Grande Attore, che è giunto il giorno in cui nemici tremeranno, torri cadranno e figli riscatteranno il nome dei padri.
Così vuole la patria del mio cuore, estraneo in un mondo di ghiaccio e fiamme.
Alza lo stendardo, guerriero, alza la polvere, difenditi, solleva lo scudo e lo sguardo, fissali negli occhi quei cani.
Le iniziali tridentate del tuo nome raggiungeranno il cielo, raggiungeranno gli occhi del tuo dio, di tuo padre. Lo renderanno fiero del sangue che ha versato per te, griderà per i continenti l'annuncio del tuo trionfo.
Tuoni e fulmini cadranno sull'avversario e sul suo esercito, impietosamente giudicherai coloro che giudicarono, gli strapperai l'anima morso per morso.
Camminerai sul cadavere di Ares, o Re Guerriero.
Ed ecco la costante, invincibile, beffarda sposa di Colui che prima dona e poi nega, sorriderti, abbracciarla e farci l'Amore, dal suo corpo pallido bruciare speranze e sogni di gloria.
Avanti istrione, continua, la platea è in delirio e getta mazzi di ortiche.
Ogni elogio è vittoria e sconfitta, per ogni uomo porti oro e catrame sulle spalle.
Brucia Pandora, perisci sotto il mio fendente, aiutami angelo a sconfiggere Incubo, aiutami incubo ad essere Me Stesso.

Lacrime.
Sangue.
Piombo.

sabato 21 aprile 2012

Taccuino

16/4/2012
(Lilla al mio fianco, ascolta musica a volume altissimo, quanta quotidianeità)

Il lunedì mattina ti chiedi sempre se valga la pena vivere.
Svegliarsi alle 6:50.
Posticipare sveglia alle 6:55.
Posticipare sveglia alle 7:00.
Sono in coma personalizzato. Il mio Io è morto, DIo è morto.
"Vuoi il decaffeinato, Jack?"
"Bo, si, chissene fotte".
Da dove veniamo?
Chi siamo?
Il mondo, fuori dalla finestra, muore di freddo, piange ed è grigio. 
Lunedì anche per lui suppongo, mentre sgranocchio una brioche della Mulino Bianco.
"Che merda di brioche".

Camicia, felpa, jeans, scarpe, denti, giubotto, chiavi, zaino in spalla. Esco.
Il mondo mi saluta pisciandomi in testa, prova a suggerirmi la risposta alla mia domanda amletica.
Fumo, fumo come una merda. Fumo merda.
Routine, routine, routine.
Tutto, tutto, tutto.
Uguale.


20/4/2012
(Solo ? )


"Cosa vuoi fare della tua vita,  ancora non l'ho capito."
"Ti prego fammi dormire, tra 10 minuti ho la sveglia e devo nascere, non sai che fatica. Fatemi riposare un attimo, cazzo!"


Fatemi.
Riposare.


A saperlo, cosa voglio dalla mia vita. 
Ti prego vita mia, fammi una sorpresa, stupiscimi, ribaltami, dammi qualcosa a cui pensare che non siano paranoie esistenziali folli ed esasperate.
Voglio vivere, cazzo, voglio tornare quello di prima.
Coi miei è una convivenza forzata, non so, mi fanno sentire tanto un perdente, un fallito, un voto.
Un voto basso.
"Hey 3, guarda come va bene 10. Sei una tragedia, il tuo liceo è una via crucis."

Non ditemelo



Il piacere di riscoprire, a 19 anni, i Linkin Park. Ritrovarsi in quei testi palesemente adolescenziali.
Non ne sono mai uscito, quale maturità, quale uomo.
Non sono mai uscito dall'adolescenza, sono ancora un bambino.
Potrei essere un buon padre dici? Sarà, sono una merda di figlio.
Allungami una mano, Padre del Cielo, sono stato un pessimo figlio anche per te.
Ho rifiutato il tuo dono ed ora prego, imploro per avere il tuo aiuto, per capirmi, tornare a sorridere, tornare mè stesso.
Ti ho voluto sostituire, ho voluto il totale controllo della mia vita, ma il tuo disegno è Caos, Ordine e Caos.
Come potevo illudermi di essere così potente?
Aiutami Padre, ricongiungimi con la realtà, aiutami a lottare e sconfiggere i miei Demoni, portami a capo di Angeli e Spade.
Nel tuo Nome farò del mondo il mio regno e in te lo onorerò.
(Dio quanto amo l'odore di terminologia biblica di primo mattino)
Voglio vincere, voglio vivere.
Voglio vincere.