martedì 24 novembre 2015
China.
Giulia è seduta affianco a me, per terra, la testa appoggiata alla mia spalla sinistra. Porta una giacchetta grigia di velluto e una camicetta bianca che lascia intravedere le coppe del reggiseno scuro.
-Allora dolcino, ci andiamo al cinema venerdì?- mi chiede
-Forse.-
Sotto gli occhiali da sole scuri fisso il taccuino su cui sto disegnando Alakazam.
La china ripassa marcatamente i segni a matita che ho tracciato. Traccio segni.
Chissà se anche Giulia pensa di tracciare segni su di me.
-Su, non fare lo stronzo!- dice sorridendo, come se non conoscessi quel genere di sorrisi.
-Vediamo se Ludo mi paga in tempo le ripetizioni- rispondo, senza neppure alzare lo sguardo. Mordo il tappo della china e mi domando se fare i chiaroscuri a matita o a penna.
Lucia mi scrive su whatsapp, chiede di andare da lei a pranzo, a casa sua. A quanto pare i suoi non ci sono e in fondo non ho di meglio da fare.
Saluto Giulia con un bacio e mollo quel coglione del professore nel pieno di una spiegazione su Hegel, che in fondo non sa neppure di cosa sta parlando, neppure Hegel lo sapeva.
Lucia mi ha preparato un piatto di tortellini e continua a blaterare della sua amica lesbica, toccandosi insistentemente i capelli rosa fluo.
Indossa un pigiama carinissimo che le strapperei a morsi. La ignoro, fingo di ascoltare con interesse, mentre mi immagino di scoparla a pecora, e mi viene un'erezione pazzesca.
Finito di mangiare mi fumo una sigaretta in balcone mentre Lucia ascolta la musica nella sua cameretta rosa. La raggiungo sul letto, è intenta a guardare il cellulare, dal quale esce "Alejandro" di Lady Gaga.
Sto sguazzando nella merda, sono una merda, questa è pura merda.
Tutta la sua camera è tappezzata di poster di Lady Gaga e la cosa mi nausea un pochino, come se mi osservasse da ogni angolo.
-Fammi vedere quanto sai sguazzare nella merda, Alejandro-.
Lucia canticchia e io mi guardo allo specchio, in silenzio. Mi sbottono la camicia e la getto sulla sedia. Mi compiaccio dei risultati dei miei esercizi, il petto è sodo e definito, gli addominali risaltano e mi appare un ghigno sinistro in volto vedendo lo sguardo imbarazzato ed eccitato di Lucia dietro di me, riflesso nello specchio.
-Ti dispiace? Ho caldo e in fondo sei lesbica, no?-
Voglio ancora provare quanto possa fare schifo.
-No no, tranquillo, fai come a casa tua.-
Lucia si morde le labbra e abbassa lo sguardo sul telefono, sgambetta lentamente sdraiata a pancia in giù ed io torno a guardarmi negli occhi allo specchio.
Questo è il demonio, quello che posso essere, che tutti hanno sempre voluto essere.
Guarda bene Lady Gaga, guarda quanto so sguazzare nella merda.
Lucia mi trucca come il Corvo, si avvicina Halloween e dice di voler provare a fare il makeup.
-Uguale! Brandon Lee!-esclama entusiasta.
-"Non può piovere per sempre"-dico serioso, e scoppiamo a ridere.
Lucia tira fuori un gran numero di completini intimi, travestimenti, lingerie. Rimango sul letto, a petto nudo, a fumare. Ogni tanto mi guardo nel riflesso del telefono, il cerone, gli occhi cerchiati, le labbra nere. Questo non sono io, ed è meraviglioso. Tutto è più facile. Tutto è una comica.
Lucia si spoglia davanti allo specchio, rimane in perizioma, poi si veste da marinaretta giapponese. Ocheggia, aspetta una reazione da parte mia, sa che mi piace.
Aspiro sbuffando, accennando un sorriso, e lascio il mio segno.
Voglio solo lasciare un mio segno, come con la china.
Ho la mia maschera, ho le mie matite, e non ho più nulla da perdere. Quello che ero è polvere nel vento, mi manca ma non tornerà.
Giulia, Lucia, Marta, Erika, nessuna ha lasciato un segno su di me.
Gaia, Elena, Ludovica, Alessia, neppure loro.
Rimango un disegnatore solo, ripasso a china i contorni di una sagoma vuota.
venerdì 3 aprile 2015
Non ci rincontreremo più.
Bruciamola ancora, piccola.
Sono solo col mio io, e che vogliamo farne, piccola?
Come le stagione succedersi, così non posso fare a meno di andarmene dagli alberi,
come le foglie, poi tornare col sole,
rispondere al vento e poi limitarsi a cantare.
Schizofrenia, quella che mi porta a riprenderti in mano e poi gettarti come nuvole nel caffè,
Vorrei solo poterti guardare un'altra volta ridere di banalità,
Vorrei solo.
Sono solo.
E chissene importa poi di lei, e di lei, e di chissà chi,
rispondere al vuoto e poi cantare,
cos'è questa voglia, la senti anche tu,
di vivere senza rimpianti?
Io non scrivo, io penso, e ciò che penso cade interminabile sul foglio,
ti avevo promesso il meglio,
so solo dare me stesso e un doppio blister di menzogne.
Assumere solo dopo pranzo, non mischiare con altre sostanze, in particolar modo alcool e verità.
Che pagliacciata, piccola,
ti sei portata via anche Jack, ed ora che farò, se non ridere allo specchio di questo pagliaccio.
Che di pagliaccio si tratta.
Non ci incontreremo più, non così, piccola.
lunedì 27 ottobre 2014
Un lunedì notte.
qui sul pugnale
e stringiamole ancora una volta
perchè non le sentirò mai più tra le mie
Perchè null'altro merito che la fame
e il freddo
e i tuoi occhi lontani dai miei
e mai potrò più rivederli
ed invocare il tuo nome
e pensare alle giornate sulle panchine
ed alle tue gonne sempre calde
sono perso
ma in fondo nulla ho tra le mani
alle 2 del mattino
se non lacrime amare e un vuoto nell'io
e mi manca il nostro noi.
Ti amo.
La mia settimana di merda.
Che qualsiasi cosa tu ti sforza di fare, otterrai una pedata nel culo. Un bel calcio caricato, di quelli con gli anfibi rinforzati al titanio, mirati, decisi, violenti.
Anni fa bazzicavo le Colonne di San Lorenzo, credevo di essere stronzo e maledetto in mezzo a tutti gli altri trasgressivi stronzi e maledetti. Insomma, vidi una ragazza, attorno ai due metri (ma ho come l'impressione che le zeppe alterassero e non di poco la sua altezza), cresta verde, guardare in faccia un suo amico trasgressivo stronzo e maledetto, sbronzo, gettato per terra con una schifosa brutta bottiglia di vino della Standa in mano, guardarlo bene, dritto negli occhi, e poi tirargli un calcio nelle palle.
Coreografico, esplosivo, meravigliosamente violento, dannatamente d'impatto.
Roba da pubblicità, tipo che gli uscivano i bulbi oculari e che potevi sentire il dolore fino a Corso Buenos Aires.
Ecco, in quell'istante ebbi lo straordinario privilegio di poter assistere ad una sorta di meravigliosa manifestazione della vita.
Immagina, tu sei lì, sbracato, asfaltato, ubriaco alle 4 del pomeriggio, e insomma pensi di essere davvero trasgressivo, stronzo e maledetto, e credi che niente possa più toccarti, che quello sputo di comunità alla quale fai da "capo" ti sopporti e ti serva e riverisca, e quindi te lo puoi permettere, no?
Col cazzo che te lo puoi permettere!! Perchè eccola lì, quella piccola scheggia impazzita.
Ti fissa negli occhi e poi ti uccide.
E non è karma e non è merito e non è nulla, è solo persecuzione.
Fare del bene non porta niente.
Essere buoni non conta nulla.
Sei da solo.
Ho 21 anni, non sono vecchio, sono "giovane" ma a volte non mi sento tale, guardo al futuro a volte come a una disgrazia a volte come una valle piena di smeraldi su cui gettarsi, a volte ho paura della morte, a volte vorrei solo sentirmi ricompensato, a volte credo che non gliene importi un fico secco a nessuno di me, a volte pretendo che gliene debba importare un po' a tutti, a volte mi illudo e credo che le persone siano buone e felici e cordiali e gentili e che sappiano amare, a volte torno coi piedi per terra e realizzo che sono, che siamo, tutti degli ingrati, bastardi, crudeli, sadici, egoisti, trasgressivi, stronzi, maledetti.
venerdì 4 aprile 2014
Viola.
Ma ora sei steso sul tuo letto, chissà chi sei ormai, e chi eri steso sull'asfalto, nel tuo sangue, quello che io, Romeo, porto sulle nocche, ancora e ancora, e quante altre volte ancora dovrò versarne, mio, tuo, sporco velenoso sangue, per impedirti di farci del male?
I lampioni illuminano quel che rimane tra casa mia e la vergogna, la loro luce arancione si insinua tra le fronde degli alberi e le pieghe del mio viso, tra i graffi e le ferite dei nostri corpi, fratello, Caino.
Sono stanco e voglio disinfettarmi, da te.
I tagli che porto sul petto, una latrina di bile e rabbia e vuoto.
Sono solo.
Sono giorni che sono solo, senza di me, e forse non mi rimane altro da fumarmi quel poco che mi resta di sano in corpo.
Sono solo e malato. Senza di lei.
Non importa quanto mi sforzi, rimango un povero coglione. Sono davvero un povero coglione, ma ti amo, e mi sono ammalato.
Un povero stronzo mi guarda barcollare come fossi un fantasma, fluttuare, come fossi un assassino.
Ma cosa sono in fondo, Padre?
Non sono io un maledetto omicida, un violento, senz'anima nè intelletto nè cuore?
L'involucro vuoto che piace tanto a tutti quegli idioti?
Abele ha ucciso Caino, Romeo vive spettrale nella torre di Giulietta, ma lei non è più lì, io, maledetto io, Io, Io che possa essere dannato, io Jack, io Romeo, io Abele, Io.
Padre, cura le mie ferite e illumina questa cazzo di strada e brucia i miei polmoni ed ogni male
e portami tra le sue braccia e fammi morire così, dolcemente, Nessun Dolore, nessuna sofferenza, che i miei diecimila io chiedono pietà.
Accoglimi tra nuvole azzurre e fammi sorridere perchè Cristo, Padre, Salvatore, diecimila io piangono in coro ed Io, Loro, non ne possiamo più.
lunedì 23 dicembre 2013
Ερατώ
Rimango sdraiato scomposto sul letto, la testa oltre il bordo chinata verso il basso.
Voglio altro sangue al cervello.
Tatuami ancora, Erato, pitturami il petto di rosso e di tenebra e bagnami di luce.
Vorrei imparare a suonare per lei, ma non riesco.
Eppure sono così euforico.
Esistono dei limiti e chi ha il coraggio di valicarli lo faccia.
Guardami negli occhi, Erato, strappami il petto di rosso e di tenebra e straziami di luce.
Tutto un grande divenire, enigmi sopra enigmi
Ma chi siamo noi per giudicare o dare le risposte.
Vorrei portarti a vedere i pianeti spegnersi e non provar timore.
Baciami in fronte, Erato, accarezzami il petto di rosso e di tenebra e rendimi luce.
domenica 6 ottobre 2013
Clichè II - Siamo Incubi
Un tizio baffuto seduto vicino a me mi guarda spaventato, saranno le occhiaie, i capelli lunghi e quel cerotto tra il naso e lo zigomo sinistro.
"Giuro amico, non scherzo, in farmacia erano rimasti solo quelli dei Looney Tunes", gli faccio io, sfoggiando la solita simpatia che mi contraddistingue.
Vero che sono simpatico? Dai.
Fatto sta che vi starei simpatico a prescindere, a chi non piace Daffy Duck?
L'Aura mi ha lasciato ed io, stupido Io, Mestesso, StronzoIo, sono solo stato capace di bermi tre birre, afferrare un tizio, prenderlo a calci in culo, prenderne altrettanti, farmi una Pall Mall e salire sul primo treno in Centrale.
Tra le varie destinazioni, alla fine ho deciso di non decidere e prendere uno dei tanti in partenza.
Mi trovo palesemente in una prima classe, lo capisco dal look pettinato dei tizi sulla quarantina e da come mi guardano.
Che c'è, vi spaventa un ragazzo col chiodo?
Vorrei tanto piantarvene in testa io, di chiodi (và che simpatia, pure i giochi di parole).
Chiodi.
Chiodi come quelli piantati a Cristo sulla croce, chiodi come quelli che saldano un pezzo all'altro della cassettiera.
Mi piaccioni i chiodi, sembrano tenere in piedi il mondo, incollare il concetto al corpo, i chiodi sono i guardiani dell'ordine.
"Signore, esponga il biglietto prego."
La Controllora è un cesso sulla cinquantina, taglio menopausa, occhiali tondi stretti, tinta bionda più finta di un sondaggio del Centro-Destra.
"Vede........
.............vede signora, le dico la verità." (Ohohoh, ci siamo, eccomi, la verità, evviva, tutti pronti a spararne una grossa!)
"La mia ragazza sta per partorir-"
"Mi dia immediatamente i documenti. Sono sessanta euro di multa più ventinove per il prezzo del biglietto."
QUANTO??
"Mi ascolti, signora! Sto parlando a una madre, o almeno a un essere umano?"
Scoppio a piangere. Sei anni di teatro spesi bene.
"Come farò, come farò a stringere la mano della madre di mio figlio nel momento più importante della nostra vita?"
Avrei voluto davvero avere dei figli con L'Aura.
Comprare una casa, con camino.
Avere un lavoro normale, un SUV, un giardino con un canestro per giocare coi bambini.
Ma L'Aura mi ha lasciato e, insomma, ora abbiamo un figlio immaginario nella testa della Controllora.
"........Non lo faccia più. E congratulazioni.", dice sbuffando.
Sorrido.
Fottiti vecchia troia.
Che ne sarà ora del piccolo?
Che ne sarà di suo padre, dove andrà, quante volte perderà L'Anima?
Siamo così, specchi delle nostre delusioni.
Siamo incubi.
Cadere
L'ultima goccia di mare sul tuo viso
Come pioggia di lacrime e mile
Sapevo di dover tornare
Sapevo di dover partire
sabato 5 ottobre 2013
Cliché
Il rumore delle onde artificiali prodotte dalla neo-acquistata jacuzzi culla la mia testa, poggiata su un misero cuscinetto galleggiante giallo, di quelli che potevate vedere tranquillamente nelle spiagge dei primi anni duemila.
Le luci degli appartamenti di Milano degli ultimi di Agosto sono come un sondaggio degli ascolti televisivi in diretta.
Chi è tornato dalle vacanze, chi è rimasto tutta l'estate a sudare e morire dentro questa marcia e putrida città, a farsi mordere dalle zanzare, chi proprio non è tornato.
Chi ancora si gode una spiaggia di Hispaniola, chi vive i tanto agognati giorni di ferie a fianco della proprie famiglia in una delle tante località dell'Adriatico o in Liguria, istericamente impegnato a far mangiare il Fruttolo al pestifero pargolo di 6 anni.
Valentina apre la porta del terrazzo e sventola davanti ai miei occhi la sua devastante sensualità, quella che potreste trovare in rari porno d'autore.
Sapete, ho sempre amato i porno, li trovo affascinanti, sono un grande documentario comportamentale dell'essere umano e delle sue più segrete sfaccettature, delle sue incoerenti e orrende sfumature di nero.
Pratiche come bondage, doppia penetrazione, bukkake……
"Raffaele, sono quattro giorni di seguito che passi la sera sul terrazzo. Incomincio a credere che tu non voglia più dormire con me."
Gangbang, lesbo strap-on, gloryhole……
"Almeno mi stai ascoltando? Cristo, odio quando guardi nel vuoto e ti perdi nei tuoi luridi pensieri di produttore televisivo quale sei."
Oh già, sono un lurido produttore televisivo, quelli che vi sbattono sul piatto del pranzo le tette dell'ultima ragazza del Presidente, quelli che vi porgono al momento giusto la pietanza giusta, che sia essa Perbenismo al Cartoccio o Libido allo Zafferano e Funghi.
Ma per il lurido produttore televisivo non c'è mai un complimento, mai un "Grazie mille Raffa, grazie all'ultimo episodio di Sedie e Bottoni mi è venuto duro e mia moglie, con la quale non trombavo da 3 mesi, è impazzita dalla gioia".
Valentina ha lunghe gambe, splendide, e due immensi occhi scuri.
Giuro, se non avessi sperimentato almeno tre quarti di quello che stavo pensando prima su di lei, potrei anche innamorarmene.
"Tesoro, fammi il favore di sorridermi quando ti lamenti di me", le dico sfoggiando il sorriso plastico consigliatomi da Marco Rodetti.
Sapete, Marco Rodetti, quello di quella famosa rivista di gossip, quella che trovate in quell'edicola in quel paese in quella nazione in quel mondo.
Ma in fondo chissene fotte di Marco Rodetti. Pezzente.
"Io ti sorrido solo quando ne traggo un minimo vantaggio, stronzo. In ogni caso la tua vomitevole persona è stata invitata al……..al…..al...."
Valentina esita, è profondamente schifata, credo di sapere già quello che mi sta per dire.
"Al Ventisettesimo Galà della Fiction. Dio, che merda! Quando avrai intenzione di chiudere i battenti con queste porcate e portarmi da un'altra parte?"
"Tesoro, fammi il favore di sorridermi quando sputi nel piatto in cui mangi da anni."
giovedì 10 maggio 2012
Taccuino II
Solo con me stesso,
ciao Jack.
Sconfitto, pietoso, frustrato.
Debole, perdente, patetico.
Non posso mollare, non ora. Devo vincere questa guerra, perchè di guerra si tratta.
Guerra col mio spirito, guerra col mio corpo, con corpi inamovibili ed immobili, impietosibili, invincibili.
Pugni si infrangono contro il mio petto, grida chiedono il mio ritorno in scena.
Dove sei finito, guerriero?
Da quando hai deciso di non alzarti più?
Il popolo vuole ancora, vuole il suo istrione intrattenerli nel grande palcoscenico della vita.
Ma il pagliaccio è stanco, e piange, il cerone si scioglie sotto il peso di leggiadre lacrime roventi.
E dire che non siamo neppure alla fine del Primo Atto, e dire che il pagliaccio vuole, e sottolineo VUOLE, finire il suo show in grande stile.
Vogliamo di più, vogliamo un Bis, scene di lotta, sangue, rabbia, rancore, furia.
Vogliamo spade, massacri, incendi, Imperatori incoronati di piume d'avvoltoio e cadaveri sbiancati, avviliti dalla neve, dal sale del mare.
Allora indossa il tuo manto rosso, Grande Attore, che è giunto il giorno in cui nemici tremeranno, torri cadranno e figli riscatteranno il nome dei padri.
Così vuole la patria del mio cuore, estraneo in un mondo di ghiaccio e fiamme.
Alza lo stendardo, guerriero, alza la polvere, difenditi, solleva lo scudo e lo sguardo, fissali negli occhi quei cani.
Le iniziali tridentate del tuo nome raggiungeranno il cielo, raggiungeranno gli occhi del tuo dio, di tuo padre. Lo renderanno fiero del sangue che ha versato per te, griderà per i continenti l'annuncio del tuo trionfo.
Tuoni e fulmini cadranno sull'avversario e sul suo esercito, impietosamente giudicherai coloro che giudicarono, gli strapperai l'anima morso per morso.
Camminerai sul cadavere di Ares, o Re Guerriero.
Ed ecco la costante, invincibile, beffarda sposa di Colui che prima dona e poi nega, sorriderti, abbracciarla e farci l'Amore, dal suo corpo pallido bruciare speranze e sogni di gloria.
Avanti istrione, continua, la platea è in delirio e getta mazzi di ortiche.
Ogni elogio è vittoria e sconfitta, per ogni uomo porti oro e catrame sulle spalle.
Brucia Pandora, perisci sotto il mio fendente, aiutami angelo a sconfiggere Incubo, aiutami incubo ad essere Me Stesso.
Lacrime.
Sangue.
Piombo.
sabato 21 aprile 2012
Taccuino
(Lilla al mio fianco, ascolta musica a volume altissimo, quanta quotidianeità)
Il lunedì mattina ti chiedi sempre se valga la pena vivere.
Svegliarsi alle 6:50.
Posticipare sveglia alle 6:55.
Posticipare sveglia alle 7:00.
Sono in coma personalizzato. Il mio Io è morto, DIo è morto.
"Vuoi il decaffeinato, Jack?"
"Bo, si, chissene fotte".
Da dove veniamo?
Chi siamo?
Il mondo, fuori dalla finestra, muore di freddo, piange ed è grigio.
Lunedì anche per lui suppongo, mentre sgranocchio una brioche della Mulino Bianco.
"Che merda di brioche".
Camicia, felpa, jeans, scarpe, denti, giubotto, chiavi, zaino in spalla. Esco.
Il mondo mi saluta pisciandomi in testa, prova a suggerirmi la risposta alla mia domanda amletica.
Fumo, fumo come una merda. Fumo merda.
Routine, routine, routine.
Tutto, tutto, tutto.
Uguale.
20/4/2012
(Solo ? )
"Cosa vuoi fare della tua vita, ancora non l'ho capito."
"Ti prego fammi dormire, tra 10 minuti ho la sveglia e devo nascere, non sai che fatica. Fatemi riposare un attimo, cazzo!"
Fatemi.
Riposare.
A saperlo, cosa voglio dalla mia vita.
Ti prego vita mia, fammi una sorpresa, stupiscimi, ribaltami, dammi qualcosa a cui pensare che non siano paranoie esistenziali folli ed esasperate.
Voglio vivere, cazzo, voglio tornare quello di prima.
Coi miei è una convivenza forzata, non so, mi fanno sentire tanto un perdente, un fallito, un voto.
Un voto basso.
"Hey 3, guarda come va bene 10. Sei una tragedia, il tuo liceo è una via crucis."
Non ditemelo
Il piacere di riscoprire, a 19 anni, i Linkin Park. Ritrovarsi in quei testi palesemente adolescenziali.
Non ne sono mai uscito, quale maturità, quale uomo.
Non sono mai uscito dall'adolescenza, sono ancora un bambino.
Potrei essere un buon padre dici? Sarà, sono una merda di figlio.
Allungami una mano, Padre del Cielo, sono stato un pessimo figlio anche per te.
Ho rifiutato il tuo dono ed ora prego, imploro per avere il tuo aiuto, per capirmi, tornare a sorridere, tornare mè stesso.
Ti ho voluto sostituire, ho voluto il totale controllo della mia vita, ma il tuo disegno è Caos, Ordine e Caos.
Come potevo illudermi di essere così potente?
Aiutami Padre, ricongiungimi con la realtà, aiutami a lottare e sconfiggere i miei Demoni, portami a capo di Angeli e Spade.
Nel tuo Nome farò del mondo il mio regno e in te lo onorerò.
(Dio quanto amo l'odore di terminologia biblica di primo mattino)
Voglio vincere, voglio vivere.
Voglio vincere.
giovedì 1 marzo 2012
Virtualizzami

Siamo solo sangue e follia, siamo solo colori e suoni, idee, metafisica, siamo solo caratteri e codici implosi su pezzi rotti di cristalli liquidi. Parlo sempre al plurale, sarei un ottimo politico.
Oh si Jack, sputtanami sempre così. Dio quanto sbaglio ogni giorno. Jack ha tutto quello di cui un uomo ha bisogno, ma deve sempre e comunque rovinarsi da solo.
Perchè non vai a scuola e fai il tuo fottuto dovere Jack? Perchè non riesci a svegliarti? Eppure quando devi vedere la tua ragazza ti sveglieresti anche alle 3 di notte e ti faresti volentieri 3 giorni di viaggio per poterla stringere tra le tue braccia e baciarla.
Oh andiamo, credo tu mi conosca abbastanza da poter dire che sono un dannatissimo, pigro, fannullone, idiota, che vive alla giornata, che non pensa mai a lungo termine e che continuando così andremo a coltivare la terra da qualche parte in Emilia Romagna.
Che poi, perchè no??
Starai scherzando spero? Che fine faranno tutti i nostri bei propositi? La laurea, diventare giornalista, magari recitare, scrivere, insegnare??? Che futuro offrirò alla famiglia che avrò con lei?
Per Dio, Ed, da quando sei diventato così preoccupato del futuro? Non ti rendi conto che forse è stato proprio questo cambiamento a farti impazzire di colpo? Perchè non torni ad essere il menefreghista, fottuto cazzone imprudente di un tempo?
Perchè Jack? Perchè tra poco dovremo seriamente decidere che cosa fare della nostra vita e te lo garantisco, non è facile stare calmi. Cosa vogliamo essere Jack?
"Solo caratteri e codici implosi su pezzi rotti di cristalli liquidi."
giovedì 23 febbraio 2012
You Only Live Twice
Rinascita.
Ovvero dei mie due passi nella follia e del mio ritorno in grande stile al mondo civile, alla realtà.
Cosa ho passato, cosa passo ancora non lo capisco.
Sparire, per pochi momenti, riapparire, toccare, sentire.
Perché scrivo? Perché torno quello che sono, quello che amo fare, quello che ho sempre desiderato esprimere, quello che la mia anima, ora rinvigorita da poche, piccole ed al tempo stesso fondamentali certezze, espone agli occhi degli altri, piccoli universi vaganti come me.
Muori Cartesio. Sogno di appiccare fuoco alla tua dimora. Come cazzo facevi a vivere con tanta serenità la tua benamata relatività della realtà? Come hai fatto a non impazzire, a non perdere di vista quello che sei?
Oh Dio, immenso Dio, glorioso Dio, salvami, salvaci da questa oscena maledizione dei sensi, dell'illusione, dimmi che quello che vivo è vero, dimmi che la carne della mia Beatrice è reale, non atomi o concetti, non invenzioni del mio genio, non mere finzioni.
Mi sento meglio.
Oh si che mi sento meglio, forse è la volta buona che riesco a scrivere un romanzo, ma ci pensate?
Bisogna ammattire per poter scrivere fluentemente.
"I poeti, che brutte creature"
Oh Tom Jones, quanto ti amo in "Thunderball". è Tom Jones giusto? No perché molti dicono che è una sorta di anonimo wannabe. Come diavolo fanno le soundtrack di James Bond ad avere tanta classe?
Ecco come vorrei venisse rappresentata musicalmente la mia anima, con una canzone a-la-"You Only Live Twice" o "Tomorrow Never Dies". Oh già.
"Martini's, girls and guns….."
Che voce Sheryl, chissà che anima devi avere.
lunedì 17 ottobre 2011
Buffo, ti amo. (Dell'Amore Sincero-Capitolo II)
Di come mi perdo nei tuoi occhi e nel tuo viso, di come mi perdo nella tua bocca e nel tuo corpo, contemplandoti, tastandoti, sentendoti come brividi lungo la schiena, nuda, io nudo, come questo enorme, gigantesco, infinito universo ci ha fatti, come questo amore ci ha resi.
Buffo, scrivo solo dopo qualcosa di eclatante. Le nostre serate tragiche sono qualsiasi di simile, e sai perchè? Perchè mi rendo terribilmente conto di essere disgustosamente fragile e dipendente dal tuo amore, perchè ti difendo come la mia patria, il mio cuore, la mia vita, la mia anima, il mio dono più prezioso, la mia creazione perfetta, la massima espressione del mio successo, e finiamo sempre col renderci conto che Nulla e Nessuno sono davvero capaci di allontanarci.
Buffo, ottengono il risultato opposto. Non è come prima, non è come con le altre, i problemi non logorano, sono banali, patetici, birilli. Noi ballando, stretti insieme, li evitiamo, senza perderci di vista.
Sei bella, troppo bella per evitare gli sguardi degli altri, e allora? Tu guardi solo me, ed è questo a bastarmi.
Le altre mi guardano, (sai che sono troppo modesto, per modo di dire, per definirmi bello) e allora? Io guardo solo te, ed è questo a bastarti.
Buffo, lo vedi il mio sorriso? Ti rendi conto che non riesco davvero a togliermelo dalla faccia da quando ti ho rivista sabato? Possibile? La mia migliore amica mi sta abbandonando, problemi su problemi, preoccupazioni su preoccupazioni, e sorrido. Ma cosa mi hai fatto? Come hai fatto a rendermi l'uomo sicuro, forte, dannatamente convinto di poter vincere tutto e tutti nel tuo nome, forse anche stupidamente, ma che si batterebbe sempre per te, anche contro il cielo e il cosmo?
Quanto ti amo, ma quanto.
giovedì 6 ottobre 2011
Web of Life (Della Notte-Capitolo X)
Sono passati più di 3 anni da quel triste, squallido giorno.
Qual'è la verità su di noi? Chi è la vittima, chi è il carnefice? Chi dei due è un fallimento della società? Non potremmo semplicemente essere entrambi?
Avanti Nemesi, impugna la tua macchina di morte e premi quel grilletto, è così facile e la vendetta è tanto, tanto bella.
La vendetta è il più grande dono di Dio all'uomo, perchè non siamo altro che male, dolore e sangue. Bevetene tutti, vampiri, mangiatene tutti, zombie, disse il figlio del Signore.
Il tempo che passa tra lo scatto del proiettile e la fine di 18 anni di esistenza, amico. Il tempo esatto che intercorre tra uno sguardo e la comprensione di chi, di cosa abbiamo guardato, lo spettro di un passato che non vuole morire.
I secondi passano lenti, il sangue gela nelle vene, gli occhi si spalancano: ecco la bestia.
Avanti bestia, impugna la tua arma, aspetto il tuo ritorno da quell'ultimo incontro, da quello sguardo di rabbia e di sfida.
Mi sono preparato in questi anni, sono più forte, sono più veloce, sono più sereno, sono migliore. Avanti, avanti bestia, colpiscimi, voglio vedere chi è davvero il più forte.
Come quando i titani si scontrano, come quando i pianeti collidono, facciamo tremare l'universo, possano i nostri pugni, le nostre lame, i nostri proiettili bucare le dimensioni, possano gli angeli e i demoni delle nostre anime bruciare la Terra.
"Che ne pensi della mia barba?"
"Devo dirlo, sembri un tantino Gesù Cristo, ma spiritualmente sei l'esatto opposto....cazzo, sei l'Anticristo!"
domenica 18 settembre 2011
martedì 6 settembre 2011
Un nuovo splendido inizio. Dell'Amore Sincero - Capitolo I
La vita è una gran bella giostra, penso fumando la mia sigaretta davanti al mare.
Sono le 4 di notte, indosso una camicia blu sporca di sabbia e Long John, una cravatta nera legata male e un paio di mutande a righe.
E piango, come un bambino. Piango ripensando a tutto quello che ho vissuto per due mesi di fila. All'amore sincero che ho trovato in questo luogo, alle amicizie, alla vita. A quello che non potrò più vivere per un altro anno.
"Un momento, ma ci siamo persi qualcosa?"
REWIND: <<<<<<<<<<-
Già, miei disinteressati lettori, vi siete decisamente persi qualcosa.
Sono partito da Milano esattamente il giorno in cui ho scritto il mio ultimo intervento su questo piccolo, insignificante, buco della Grande Rete. Con una post-sbronza da sconvolgere un cavallo e gli AC/DC nelle cuffie mi sono lasciato alle spalle tutta quella malinconia, quella vita squallida e angosciosa che mi portavo dietro da mesi, augurandomi 60 giorni diversi.
Così è stato: ho una nuova musa, ma stavolta sono definitivamente il suo poeta, il suo ritrattista, il suo cavaliere ufficiale. Ho nuove iniziali nel cuore, nuovi occhi da sognare quando sono da solo, quando non la ho al mio fianco.
Quant'è bello e semplice e grandiosamente meraviglioso l'amore.
Quant'è banale scrivere di un amore felice, mi sento come una bimbominkia, però........però dovevo insomma.
Perchè deprimersi e basta? Perchè non godersi le gioie della vita? Da quando la felicità è banale, da quando la gioia è scontata? Basta guardarsi intorno per capire che ormai è un'eccezione, viviamo in tempi molto bui.
Questa che vivo è un'emozione più grande di me.
Questo è solo l'inizio di un gran bel libro di cui per ora non voglio sapere il finale.
sabato 2 luglio 2011
Something older, parte seconda (Della Notte- Capitolo VIII)
Cerco i tuoi occhi ma non li trovo, mi consolo nella mia povera testa straziata.Uno sguardo, poi le mie mani attorno ai tuoi fianchi, un piccolo gemito del cuore.
Gli occhi si socchiudono, come ansimanti, le nostre labbra si spalancano. Sei mia. Mia, di nessun altro, di nessun idiota perdente.E non ti sentire in colpa, prendilo come un regalo.Tutto ciò è quel che definiamo immorale, sbagliato, ma ci sentiamo di farlo. Perchè negarci a vicenda? So che lo vuoi, lo leggo nei tuoi occhi e nel modo in cui mi spingo a forza nel tuo cuore, mi lasci fare.Povera la mia testa straziata.
Scagliate la prima pietra che io non ne possiedo alcuna
Buongiorno mondo.Come va? Tutto bene?
Io no, non sto affatto bene, ma non è quel dolore a inghiottire un pezzo di pane o quel raffreddore fastidioso a farmi star male, non è una mia prerogativa quella di soffrire per motivi fisici. No, soffro nella mente, soffro nel cuore, nel respiro, nell'essere cosciente di quel che mi sta accadendo.
Proprio quello, concepire quest'ultimo taglia le mie carni, le mie fibre, i miei nervi, i miei tendini, i miei polsi. Taglia i miei fili di certezze, taglia quello di cui non avrei mai dubitato. Taglia come un rasoio affilato, come il suono taglia il silenzio, come l'accetta taglia i nodi legnosi dei tronchi.La mia mente precipita, decolla, precipita di nuovo, in un continuo ripetersi all'infinito delle stesse azioni, come una routine inaspettata.
Il caos, quello puro e più buio, quello che cerchi il sabato sera nei fondi di piccoli bicchieri, che cerchi davanti al muoversi delle foglie tra gli alberi e tra le stelle della notte, è l'unico mio obiettivo.Sogno di chitarre rotte, di cadute senza fine dalla cima di una montagna, di esplosioni all'interno della mia camera, di violenze carnali, di stupri, di katane e di arti tranciati come spicchi di mela.
Buongiorno mondo, sono le 3 e mezzo del pomeriggio e solo ora la mia lurida mente si è svegliata. Buongiorno.
28/8/2010
Divagazioni di vario genere
Mi accorgo solo ora di aver scritto nient'altro che piccoli pensieri sparsi per le mie remote zone della testa.
Nulla di personale, cari racconti/romanzi, è che non sono nato per continuare qualcosa ad oltranza, tutto cambia, DEVE cambiare. Quel piccolo istinto di soppravivenza alla routine quotidiana. Mi chiedo che futuro potrò avere nella nostra società.
Continuare ad ingannarsi, sporgersi sulla terrazza della libertà per poi chiudere la vetrata e tornare sul divano. Osservami, o povero uomo incatenato, guardami, pensami, liberami in casa tua e nei tuoi neuroni. La tua vita sarà così semplice con me, Io, Tutto e Niente, Tuo Unico Dio e Unica Divinità Schermo Assoluto. Il Grande Fratello in confronto è una democrazia.
Voglio farvi bruciare dal primo all'ultimo.
Divagazioni, nient'altro che divagazioni.
29/8/2010
Chewbecca
Sono il primo a dubitare di quel che ho davanti agli occhi.
Alto 2 metri e 28, occhi marroni, Chewbecca, curiosamente dal pelo bianco, immenso nella sua animale grandezza.
-Senti, dico sul serio, prendi quella disgustosa merda che chiami vodka e andiamocene a casa, ho parecchio sonno e domani sarà un bel casino-
Trattengo a stento la mascella al resto della testa. Sono seduto su una comoda poltrona di pelle rossa e impugno nella mano sinistra una bottiglia da un litro di Keglevich liscia. Tra me e Chewie c'è solo un tavolino di vetro chiaro tagliato molto sottile, intorno un bianco deserto ed una fiat 500 impolverata. Tasto la poltrona, la maglietta che indosso, la sabbia sotto ai piedi, il tavolino su cui sono accatastate delle riviste porno...."AstroSeghe", "Maiale da Coruscant",...ma che...
-Bello ho detto che è ora di sbrigarsi, non ho tempo da perdere, alza il culo o sarai costretto a prenderti una bella cinghiata in stomaco- Mi solleva a mezz'aria e dopo aver aperto la portiera mi butta violentemente contro il sedile.
-Così impari testa di cazzo, quante volte t'ho detto di finirla con la Keglevich? Dannazione, dammi una sigaretta!-
Frugo in tasca. Ho una sigaretta. Ho dei pantaloni. Ma che....
Sono a bordo di una 500 con un Chewbecca albino alla guida in mezzo al deserto. Grandioso.
31/8/2010
Penombra
Il tempo dello scatto tra il grilletto e il proiettile
il tempo di una vita davanti gli occhi
Ambiamo alla penombra della Luna
Chi sono io per dirtelo?
Conosciamo i nostri limiti
conosci il tuo corpo
che altro chiedi?
Null'altro che la penombra
Conosci il tuo corpo
conosci i tuoi limiti
che altro chiedi?
Null'altro che la penombra, merda
Perchè insistere?
Merda
Perchè affaticarsi tanto?
Merda
Cosa sei?
Merda
Bang!
6/9/2010
Giullari
Non ho assolutamente più voglia di fare ironia, non ne ho la forza nè la faccia da culo.
Sono semplicemente molto stanco, come devo spiegarvelo? Sembra che se non ti calchi in viso quella simpatica espressione da ebete per uno solo giorno, la felicità del resto del mondo dipenda dal tuo piccolo e stupido gesto, tua antipatia, tuo egoismo.
Anche i giullari hanno le loro giornate-no, anzi, sono tutt'altro che felici.
Il sorriso diventa routine, la magia della spontaneità svanisce.
Piangete giullari, un giorno forse le cose cambieranno.
10/10/2010
Nightfall coffee
Seduto sulla sua comoda sedia a dondolo, Jack contempla il mondo fuori. O quel che ne resta.
Jack beve lo stesso caffè di ieri, indossa le stesse ciabatte, gli stessi pantaloncini da casa e la sua sedia è quella su cui si è seduto ieri.
Jack non esiste più.
Jack ride e si fa beffe del crepuscolo, sorseggiando il suo caffè sul terrazzo a contemplare il mondo che un tempo era suo.
Jack è caduto e non si rialzerà mai più.
21/11/2010
Così cadde il tuo sguardo sulla neve
Mi dicono che la neve non cade sempre come coriandoli a Carnevale, ed hanno ragione.
A volte cade come ghiaccio, altre volte come lame di rasoio.
Com'è freddo questo schermo.
Nascosta nel tuo piccolo guscio d'argento, a contemplare giorni passati, sorrisi e carezze.
Bastò poco per riportarti alla realtà.
Così cadde il tuo sguardo sulla neve.
27/11/2010
Porca miseria se sono peggiorato col tempo.......
Something older, parte prima(Della Notte- Capitolo VIII)
il mondo crolla addosso ai più leggeri
chi sono io per dirtelo?
pure e semplice retorica
gli eroi non esistono
il male non esiste
nessuno può salvarci
nessuno può salvarmi
la realtà è che la mancanza di qualcuno
viene sempre colmata dalla presenza di qualcun'altro
e se non hai nessuno?
20/5/09
Live your life
Sono le otto di sera più o meno, la mia camicia è sgualcita e la felpa bagnata. Ha piovuto qualche ora prima ma adesso il cielo, per quanto non possa ancora vederlo, è limpido e di un colore tra il celeste e l'arancio. Scendo dal vagone della metro, Famagosta, M2. L'autogrill ha chiuso da un pezzo e l'edicola sta per fare lo stesso. Lo spazio tra le scale e i cancelli della metro è occupato perlopiù da bancarelle di ambulanti africani o cinesi, bambini filippini con le proprie madri e una ragazza, 17/18 anni al massimo, sudamericana probabilmente, vestita solo di una maglietta leggera e dei pantaloncini cortissimi che lasciano intravedere le gambe nude, pronta a vendersi a chissà chi stanotte.
Mi sposto verso le macchinette in direzione dei parcheggi, non avere l'ipod con me mi costringe ad ascoltare i rumori e i discorsi delle poche persone rimaste in stazione. Un vecchio zingaro, nascosto dietro all'entrata dei parcheggi, seduto per terra, si alza e furiosamente inizia ad inveire parole a vanvera contro il dipendente atm all'interno dell'ufficio. Io come se nulla fosse compro una bottiglietta d'acqua e delle caramelle dal distributore. Camminando con la mia serafica tranquillità passo di fianco a una vecchina. Appoggiata sul fianco sinistro ad un bastone di legno consumato, è vestita con un pesante cappotto e una sciarpa nonostante facciano almeno 22 gradi. Blatera di un condominio, di palazzi che devono essere demoliti e di una certa rete idrica. Sorrido, è la solita vecchia pazza delirante.
"Io ti conosco!"
Mi fermo, è apparentamente rivolta a me: "Prego?", domando incuriosito.
"Ti conosco, so tutto su di te.", mi dice, scrutandomi coi suoi piccoli occhi neri sovrastati dalle folte sopracciglia. "So cosa pensi quando guardi il mondo, pensi sia sbagliato, pensi sia corrotto e sporco, pensi a come questo sistema ti imponga di giudicare, di essere giudicato, di sporcarti come gli altri, di trovarti un lavoro e di sottomerti. Farti la tua bella famigliola con due figli, trovarti una casa, pagare l'affitto e fare la spesa la domenica."
La fisso negli occhi, perso, confuso, perplesso.
"Vivi la tua vita, vivila fino all'ultimo, al costo di urlare pazzie alle 8 di sera in una stazione della metro a 85 anni".
Una marea di folla si sovrappone alla sua immagine, è appena arrivato il treno e decine di pendolari scattano verso gli ultimi autobus.
Cerco di raggiungerla ma la vecchia è sparita. Rimango con la mia bottiglia d'acqua in mano, la bocca spalancata e la fioca luce neon che va e viene.
Punti di sospensione
Tutto è cosi fottutamente spaventoso. Dico sul serio, magari sono preso dal contesto, magari sono quei 3 superalcolici che ho trangugiato stasera e quella strana ma simpatica sostanza nelle mie vene. Ma è tutto cosi fottutamente spaventoso. E lo dico mentre torno a casa, per i vialetti di quel paradiso borghese che è il mio paese, fumacchiando quella sigaretta che ho nascosto, volontariamente o meno, nella taschina inutile dei jeans, quella dove dovrebbe andarci l'ipod.
In questo momento un mio amico è buttato su una panchina, strafatto, coi bermuda bagnati di piscio e un cappello da campagna appartenente a una ragazza inglese che probabilmente non vedremo mai più. La luna aiuta a drammatizzare il tutto, bella tonda e rossa, non un rosso troppo acceso, quasi arancione. Seduti sulle panchine piazzate sulla collinetta del campone qualche neo-maggiorenne rasato col giubotto di pelle attillato tira piste di coca. Li noto ma evito di fissarli.
Quindi continuo a camminare ed improvvisamente mi rendo conto di essermi messo le auricolari qualche secondo prima e di stare ascoltando qualcosa di particolarmente tetro, forse i nine inch nails. Mi tolgo le auricolari spaventato e sono davanti al portone. Afferro le chiavi frettolosamente e mi guardo nel riflesso del portone di vetro: la fronte sudata, un ciuffo di capelli particolarmente inarcato verso l'alto, la barba che incomincia a ricrescere e i miei occhi spenti, socchiusi.
Mi tiro una sberla, di quelle forti ed entro, spingendo violentemente la porta e chiudendomela dietro con un calcio. Salgo in ascensore e continuo ad aggiustarmi la faccia, rido di gusto senza apparente motivo.
Ed eccomi a casa.
Questa storia non esiste, questi fatti non sono mai avvenuti e quello che vi ho appena raccontato è puramente frutto della mia immaginazione. Ogni riferimento a qualsiasi persona e/o oggetto è puramente casuale.
O magari no.
31/5/2010
13 years
Di solito non ascolto i testi delle canzoni. Tendo semplicemente a lasciarmi trasportare dalle note, il testo è poco o nulla, specie poi quando si tratta di canzoni di un certo genere. Questa settimana, oggi, no. Mi appendo ai testi delle canzoni, come scalassi le varie righe dello spartito per arrivare alla cima. Mi ci appendo per trovare qualcosa, o meglio, qualcuno, oppure solo per crogiolarmi nel sentimento e buttarmi per terra, passivo, a fissare il soffitto e pensare a come sia incredibile che qualcuno dall'altra parte del mondo abbia provato la mia stessa identica emozione, abbia passato la mia stessa situazione. Si, è un pò una sorta di terapia di gruppo immaginaria. Ormai mi sono rimasti solo i testi delle canzoni, per il resto sono totalmente solo.
Non mi capita da molto, sembra di avere ancora 13 anni, quando mi domandavo le origini del mondo, quando cambiavo improvvisamente umore, quando tutta una giornata poteva dipendere da una sola ragazza, da una carezza, uno sguardo, un sorriso, un bacio. E continuo a crogiolarmi nel sentimento, buttato per terra, a fissare il soffitto, a pensare al testo di una stupida canzone, a pensare a te.
Salve, sono Enrico, faccio la terza media e ho 13 anni
8/7/2010
Cronache di banalità quotidiane
Con il lenzuolo più per terra che sul mio corpo, la bocca impastata e semi-nudo, più che un risveglio sembra una scena dalla passione di cristo. Sono le 10 e 24, curiosamente credo d'essermi svegliato prima del previsto, il dormiveglia incessante sembrava suggerirmi almeno il doppio. Vado a pisciare, mi metto una maglietta e dei pantaloncini e vedo di prepararmi la colazione, mentre sul tavolo della cucina riposa intonsa una copia della Repubblica di oggi, con sopra un biglietto "non torno per pranzo, c'è del melone e prosciutto in frigo". Mentre mi preparo il caffè e mi rollo un drum per dopo, sfoglio il giornale, per poi richiuderlo alla terza pagina, troppo sonno e troppa poca lucidità per leggere la scintillante merda del mondo. Finito il caffè vado in terrazza a fumare: degli operai continuano gli infiniti lavori di ristrutturazione nel palazzo davanti al mio e uno di loro mi saluta. Ricambio con un sorriso di convenienza. Ho già involontariamente buttato via mezz'ora, così decido di studiare un pò di spagnolo. Un banale tentativo, dato che dopo meno di 40 minuti mi scazzo e accendo la tv.
Metto su mtv un pò di musica a caso, mentre faccio flessioni e fingo di ascoltare i problemi di mia nonna al telefono. Intanto sullo schermo appare il video di una boyband, credo i broken qualcosa, dove i protagonisti si trovano in una macchina rossa americana a cantare parole sdolcinate. Contemplo la macchina, poi passo il tempo fino alle 12 guardando video e fumando. Mangio del prosciutto, evito il melone, in un'altra occasione probabilmente mi sarei preparato qualcosa di meglio con le mie mani. Mi faccio un altro caffè e mi svacco sul letto a leggere un libro iniziato giorni fa, gli articoli letterari sulla Repubblica, Jack di 2 mesi fa e un fumetto dell'uomo ragno di quando andavo in prima media. Bevo tè verde della san benedetto, ascolto i rise against e ogni tanto penso a te.
Passate più o meno 2 ore di assoluta noia torna mio padre in grande anticipo con i sacchi della spesa. Mentre mi chiedo in quanto poco tempo sia riuscito a comprare quei tre sacchi pieni di cibarie e detersivi, svuoto le borse e ripongo i surgelati in freezer. Passo più o meno un quarto d'ora al computer, poi finalmente riesco ad organizzarmi per uscire. Mi dico che è ora di farsi una doccia e noto con piacere che mio padre ha comprato il mio shampoo preferito. Alle sei e mezzo, ora per cui dovevo essere al punto di ritrovo, esco di casa. Arrivo con un abbondante ritardo di un quarto d'ora, da quel momento la mia banalità quotidiana è interrotta.
Ora sono le 21:09, questa nota è di una noia mortale, proprio come lo è la mia banalità quotidiana. Sono e siamo sopratutto questo, non solo esperienze al limite del surreale o avvenimenti cosmici del nostro io, solo banalità.
26/7/2010
Nulla da dire
Non ho molto da dire, in realtà. Anzi, non ho praticamente nulla da dire. Nessuno ha qualcosa da dire ormai, o almeno nulla di così importante. L'ultima persona che abbia detto qualcosa di importante per l'uomo è stata Gesù. Duemila e dieci anni fa circa. Non che creda in Dio o tantomeno nel cristianesimo, però a parere mio Gesù è stato un importantissimo filosofo, tralasciando quelle stronzate dei miracoli.
Ho sete. Mi fanno male gli occhi e vorrei una sigaretta. Vorrei anche un aereo su cui salire e con cui precipitare su qualche isola deserta o meglio in un enorme pozzo senza fondo. Rimanere sospeso in aria per l'eternità in attesa di schiantarmi al suolo. Credo che dopo un certo periodo, inizierei a farci l'abitudine. Prendere il tè sospeso per aria, pisciare, mangiare, dormire. Tutto ciò suona schifosamente ridicolo, eppure l'idea mi attira.
Bhe non avevo nulla da dire.
2/8/2010
Colui che sparò al tenero batuffolo
Sono le 4 del mattino e il sottoscritto come al solito perde tempo a leggere. Lo so, lo so, tra meno di 3 ore mi dovrò svegliare per studiare, ma poco importa, anche il sonno è relativo. Perdere ore e ore a sognare, cosa c'è di peggio? Abbiamo così poco tempo, sprecarlo inutilmente è stupido. La lettura è quasi prostituzione, vendere la propria anima al diavolo in cambio di poche righe. Già, in fondo c'è chi vende l'anima per poche righe di bella e soffice polvere d'ali d'angelo e chi per poche righe d'inchiostro, anche se ora come ora non so chi sia messo peggio.
Sono le 5 del mattino e sto dormendo profondamente. Ho un incubo ricorrente: un simpatico batuffolo di lana parlante mi chiede di ucciderlo.
-Ucciderti? E perchè mai dovrei farlo?-
-Uccidimi e basta, salvo struccare vecchie donne, la mia vita non ha uno scopo-
-Ho una certa morale Signor Batuffolo, non credo sarei capace di uccidere una qualsiasi creatura parlante-
-Ah no? Che ne dici di tutte le persone a cui hai promesso e a cui non hai dato?-
-Signor Batuffolo, sono cavoli miei, lei continui a pensare alle sue turbe quotidiane-
-E allora sbrigati, dannato, sbrigati ad uccidermi!-
-Come si uccide un batuffolo? Mi creda, non è facile ragionarci sopra. Non ha un'anatomia, non so neppure da dove parla!-
-Tu fallo e basta!-
-Non le garantisco nulla, sono parecchio stanco...-
Sono le 6 del mattino e sono sveglio. Non vi dirò se ho ucciso quel simpatico batuffolo di lana o meno.
Non vi dirò neppure se sono tornato a dormire, posso solo dirvi di guardarvi bene dai batuffoli di lana parlanti. Non vorreste trovarvi all'Inferno, vero?
Esattamente, ho ucciso il batuffolo parlante.
Le ipotesi sono tre:
1. spiattellare al mondo intero il mio sporco crimine
2. costituirmi alla polizia
3. continuare come se niente fosse
Credetemi, non è facile. Uccidere è disgustoso, uccidere un tenero e innocente batuffolo lo è ancora di più. Mi guardo intorno e vedo tante coscienze sporche, uomini che puliscono sangue e cenere sparsi sui propri pavimenti, uomini che mentono.
Per carità, sono sempre stato un bugiardo, è patologico, fin da quando ho messo piede sul pianeta Terra ho iniziato a mentire. Ma stavolta no, non intendo farlo. Forse non è senso di colpa, forse è orgoglio. Si, ho ucciso un tenero batuffolo di lana, IO, io l'ho ucciso, egl'io, la mia persona. Un modo per dimostrare la mia esistenza. Ho sempre perseguito questa strada, gli egocentrici dietro lo schermo possono capirmi.
Deciso, opto per la prima soluzione. Sono stato IO, rinchiudeteMI, incarcerateMI, IO, IO soltanto.
Così prendo la bici, nel cuore della notte. Gli alberi sembrano sorridermi, un uomo nel proprio giardino tenuto all'inglese sembra sorridermi, i cestini dell'immondizia vuoti sembrano sorridermi, la scritta STOP in maiuscolo, in grandi bianche lettere, sembra deformarsi in uno smile.
I fari della macchina che mi viene incontro sembrano sorridermi, e io mi lascio ingannare, sorrido. Troppa gioia, troppa consapevolezza di esistere.
Un attimo. Tremiti. Il mio corpo schizza via per decine di metri, IO cesso di esistere. Chi troppo vuole nulla stringe.
10/8/2010
Farò una parte seconda.
lunedì 27 giugno 2011
Something Good (Della Notte-Capitolo VII)
Go.
Per una volta non voglio scrivere di lei.
Bè ho appena fallito con la frase qui sopra.
E corre nei meandri di quel cazzutissimo quartiere residenziale Jack, alle 11 di notte il lunedì.
A volte ha solo bisogno di scendere di casa, farsi un pò di corsa, riflettere e fumare sotto le stelle.
Sociopatico.
Quanto schiacciano i timpani quelle cuffie, eh Jack?
Pace interiore, ci avete mai pensato?
(D)istruzioni per l'uso:
-prendete un paio di pantaloncini comodi e le vostre scarpe di ginnastica
-fatevi una playlist energica
-portatevi le sigarette, il drum, quello che vi pare, una bibita
-lasciate il telefono a casa, si fottano.
Quante stelle stanotte, eh Jack?
Forse un giorno farò l'insegnante. Senza modestia, credo mi piacerebbe insegnare qualcosa a qualcuno.
Forse un giorno brucerò i governi e guiderò i popoli alle ville dei banchieri, alle industrie d'armi, alle case farmaceutiche.
Forse un giorno farò lo spazzacamino o il pittore a Parigi.
Forse un giorno starò insieme a lei.
L'avevo detto che sarebbe stato un fallimento, signori miei.